La medicina integrata anche in Sicilia

La proposta arrivata nel corso del primo convegno nell’Isola organizzato dalla Libera accademia di medicina biologica

PALERMO. "Portare dignità ad una medicina dell'uomo, ad una medicina  'del futuro'". Con queste parole, Giuseppe Laccoto, componente della VI Commissione Sanità all'Ars, ha accolto positivamente la proposta del Coordinamento Regionale Siciliano per la Medicina Integrata, di introdurre la medicina Integrata nel sistema sanitario pubblico.
Se ne è parlato durante il primo Convegno Regionale di Medicina Integrata Transculturale, organizzato dalla Libera Accademia di Medicina Biologica che in Sicilia promuove l'integrazione tra medicina tradizionale e medicina complementare (come omeopatia, fitoterapia, agopuntura).
Il modello di riferimento oggi è la Toscana, unica regione italiana che ha legiferato, inserendo la Medicina Complementare nella specialistica ambulatoriale.
"Ogni cittadino ha accesso alle cure della Medicina Complementare in tutte le aziende ospedaliere della nostra  regione - ha detto Elio Rossi promotore della legge in Toscana -. Non è stato un percorso semplice, è iniziato tutto nel '96 ma oggi registriamo buoni risultati con un volume di prestazioni mediche che l'anno scorso ha toccato le 26mila visite".
In quindici anni si è passati da una fase iniziale, a costo zero per le istituzioni, durante la quale il cittadino pagava 27 euro per una visita - poco più quindi del ticket sanitario e molto meno di una visita privata - ad una fase finale in cui le medicine complementari sono state equiparate alle altre specialità mediche, con il pagamento dei normali 18,60 euro di ticket sanitario ed esenzioni previste dalle legge.
"In Sicilia, al momento, ci sono solo esperienze isolate: non tutti sanno, ad esempio, che a Palermo presso il Civico esiste un ambulatorio omeopatico di Ginecologia - dice Edmondo Palmeri presidente della LAMB e del Co, Re. Si. M.I. -. Con questo convegno, che ha visto riuniti medici di tutta la Sicilia, chiediamo alle istituzioni un riconoscimento legislativo della figura del medico esperto in Medicina complementare. Ispirandoci a quanto ha già fatto la Toscana, senza gravare, in questa prima fase, sul bilancio della Sanità".

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