Palermo, in questura arriva Zito: contro la mafia lotta senza sosta

Il nuovo dirigente prende il posto di Alessandro Marangoni, trasferito a Milano. «Non si è persa la valutazione del piccolo reato, il cosiddetto "reato di strada" che tocca la sensibiltà della persone»

PALERMO. Pochi minuti di ritardo, e se ne scusa. Il suo ingresso in perfetto abito blu è quello delle grandi occasioni, con i giornalisti che gli si assiepano intorno: le telecamere, i flash delle macchine fotografiche, i microfoni, i taccuini. Nicola, Zito, toscano, 60 anni, fa il suo ingresso in questura alle 12.15: è il nuovo questore di Palermo, prende il posto di Alessandro Marangoni, che alle sue spalle vanta i successi di una serie positiva di operazioni che hanno portato alla cattura di decine di pericolosi latitanti.
Zito non vuol essere da meno: «Per me è una grande soddisfazione - ha dichiarato stamattina Zito - vengo qui con grandissimo entusiasmo. Ho il dovere di proseguire l'ottimo lavoro fatto in questi anni dalla questura e dalla squadra mobile».
Conosce già e ama la Sicilia, e sa che i problemi dell'Isola non si limitano soltanto ai grandi latitanti mafiosi. «Non si è persa la valutazione del piccolo reato, il cosiddetto "reato di strada" - ha sottolineato durante il suo insediamento - che tocca la sensibiltà della persone». Proprio per intervenire sulla microcriminalità, il nuovo questore ha accolto il suo incarico con il buon proposito di «ascoltare molto e parlare poco». La priorità di Zito per prevenire i piccoli reati sarà quindi la collaborazione e l'apertura verso i cittadini. A tal proposito ha precisato: «Dobbiamo stare attenti soprattutto ai bisogni e alle richieste dei giovani per instaurare tra loro e le forze dell'ordine un rapporto di stima e collaborazione».
La collaborazione però non deve essere soltanto verso l'esterno, ma soprattutto: «Bisogna rafforzare il significato della parola "noi", e intensificare le sinergie tra le varie componenti della questura e le altre forze dell'ordine».
Nicola Zito appare sereno e fiducioso di poter ottenere grandi risultati con le risorse e i mezzi messi a disposizione dallo Stato per affrontare le criticità della provincia.
Ha iniziato la sua carirera nella polizia nel 1967, ha diretto la Dia di Firenze nel 2004 ed è stato questore di Agrigento dal 2005 al 2007. Proprio in questi due anni trascorsi qui ha imparato a conoscere la Sicilia, e ha ricordato come, nella lotta contro la mafia, l'arresto di Provenzano abbia stimolato i suoi uomini anche se avvenuto in un'altra città. Per la caccia al grande latitante mafioso, Messina Denaro, è consapevole della necessità di un grande impegno, ma assicura che ci sarà.
Ha evidenziato, infine, che la professionalità si misura nelle piccole cose, non solo nei grandi arresti. Per cui la polizia di Stato deve adeguarsi con umiltà alle esigenze dei cittadini: «niente grandi parole, ma grandi risultati».

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