Sicilia, Editoriali

La "secessione" siciliana e il fenomeno leghista

Seguo ed apprezzo l'impegno del giovane sindaco Tosi per la sua città e per i risultati che in favore della stessa riesce a conseguire, ma l'inviterei alla prudenza prima di avventurarsi in valutazioni storico politiche sulla Sicilia di ieri e di oggi, che evidentemente non ha studiato a dovere.
È facile suscitare suggestioni cui i giornali fanno subito da eco sulla questione dell'Unità d'Italia, sulla Sicilia di oggi e sull'accostamento all'esperienza della Lega di quanto sta accadendo oggi nella politica siciliana.

Sull'Unita d'Italia e sulla partecipazione della Sicilia al Risorgimento nazionale, dai moti del 1831 alla straordinaria stagione della rivoluzione siciliana del 1848-49 sino alla preparazione e al contributo fornito dalla spedizione dei Mille e agli effetti per me positivi dell'Unità d'Italia, della nuova dimensione internazionale e mediterranea della Sicilia della seconda metà dell'800, sarebbe meglio parlassero gli storici e ne apprendessero i politici, e spiace che su questo terreno costantemente si avventuri, improvvidamente proprio il presidente della Regione Siciliana, il quale ne fa solo strumento di tentata difesa di un pateracchio politico cui manca ogni legittimazione, tanto storica quanto democratica e popolare e che, contrariamente a quanto ingenuamente, a distanza, pensa il sindaco Tosi, costituisce una massimizzazione degli opportunismi e dell'immobilismo lampedusiani.
Anche sulla vicenda dei «terremoti», apprezzando tutti certamente quanto fatto dai friulani dopo il 1976 lo inviterei a leggersi le relazioni delle Commissioni bicamerali che nel tempo hanno esaminato la storia dei decenni successivi all'evento Belice commisurandolo ad altri e che nella quantificazione delle risorse impegnate dallo Stato ha evidenziato macroscopiche differenze a tutto svantaggio della Sicilia.

Sull'accostamento poi tra l'esperienza e le motivazioni sociopolitiche della Lega e quella del Presidente Lombardo sarei, proprio nell'interesse della stessa Lega, molto cauto. La Lega ormai ha una sua storia che affonda le radici nelle spinta popolare e sviluppa il suo percorso in una coerenza di obiettivi e risultati, anche se da qualcuno non condivisi, di elaborazione, di strategia politica, di fervore ideologico ispirato ad un moderno liberalismo calato nel territorio e nelle amministrazioni, che, per quanto può essere non noto ai più, non sono minimamente presenti nell'attuale evoluzione della politica siciliana. I Siciliani sono un po' stanchi di vedere fraintesa, e per non nobili fini, strumentalizzata la loro drammatica vicenda politica odierna, come anche infastiditi di ascoltare banalizzazioni della loro storia e della essenza del Loro essere «nazione autonoma». Sarebbe tempo che su queste importanti e complesse questioni il dibattito politico si elevasse attingendo alla fonte di una corretta conoscenza storica e attuale.


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