Sbagliato sottovalutare la Lazio

Chi ha snobbato la Lazio ha sbagliato. Chi ha sottovalutato Reja capisce poco di calcio. Non dirò di presidenti e allenatori o altri addetti ai lavori che se si lasciano scappare battutacce (tipo Zamparini e Delio Rossi) lo fanno anche per caricare la loro squadra; mi riferisco soprattutto ai critici che viaggiano nel mondo del calcio - a volte senza passaporto - tenendo molto conto delle statistiche piuttosto che dell'attualità; ragion per cui se sanno che Reja non ha mai vinto a Palermo - e lui furbacchione glielo rivela - vanno rapidamente al pronostico: vita dura per le aquile. Nei confronti di Reja, poi, scatta anche un certo «razzismo tattico» per colpa di quel suo 5-3-2 che disturba quelli che han la puzza al naso (che poi siano in maggioranza napoletani, questi critici, direi che la puzza davvero insopportabile viene dalla monnezza;): ma così il Napoli è partito dalla C, passando alla B, poi alla A, poi all'Europa, grazie alla prudenza - ma anche alla grande esperienza - del decano degli allenatori la cui vita di calciatore s'è svolta fra quattro squadre, mentre di panchine ne ha occupate ventitrè, facendo il giro d'Italia con una tappa a Spalato, in Croazia, dove è andato a cercarlo e ingaggiarlo Claudio Lotito, in qualche modo anche da me ispirato, visto che sono uno dei pochi (conosco me stesso;) che ha sempre difeso - soprattutto a Napoli - le capacità di Edy Reja, dovendo sostenere inspiegabili quanto bollenti sfide dialettiche.



A Napoli - come a Roma, a Milano, a Torino (e ho detto poco) - stava penosamente estinguendosi l'antica cultura calcistica per far luogo a espressioni circensi - vale a dire fra il pagliaccesco e il Barnum dei mostri - secondo le quali il Verbo è Zeman, la qualità tecnica primaria è il Tridente, il Dieci è una bubbola, la difesa una bestemmia. Poi s'accorgono che l'Inter di Mourinho vince tutto grazie a un modulo inedito ma difensivo (io l'ho chiamato «catenaccio offensivo») e la Spagna conquista il Mondiale avendo attrezzato la miglior difesa del pianeta. Oggi guardano e riguardano la Lazio, ne analizzano pregi e difetti, s'accorgono che ha tante virtù e che Reja si può permettere un gioco più aperto e coraggioso non perché sia un tecnico pentito ma perchè ha i giocatori per farlo. Falliscono - invece - le velleità del Milan che si sbilancia fino a muover quattro punte ma senza avere una difesa attendibile (Nesta eroico, e basta) nè un centrocampo da battaglia, visto che i suoi guerrieri storici - Pirlo e Gattuso in testa - sono bisognosi di riposo.


Funziona sempre meglio la Juve che ormai molti chiamano «operaia» e invece io dico «artigiana», potendo contare - soprattutto se manca l'innocente (a mio avviso) Krasic - su un gruppo di pedatori esperti nei vari ruoli con qualche apprendista in via di miglioramento e un «Mastro» eccezionale che guida il tutto, Del Piero. Il recordman dei 179 gol juventini ha trovato in Delneri il tecnico giusto, ovvero uno che non lo sopporta ma lo stima davvero e che con altrettanta sincerità può chiedergli di stare in gioco o in panchina, come sabato sera quando Alex stava in campo a correggere in gol lo svarione di Sissoko eppoi a bordo campo con l'atteggiamento di un Mister esperto. Il che lo fa assolutamente diverso da Totti, incapace - come s'è visto nella penosa sfuriata contro Oliveira - di adattarsi ai tempi (ai suoi tempi nel senso che gli anni passano) e all'idea che anche altrove possano nascere nuovi talenti. Così come Alex - un Dieci speciale, diverso soprattutto per indole e cultura - dopo aver passato le (sane) pene inflittegli da Capello è riuscito a trovare il giusto equilibrio, così Totti dovrebbe mostrare la maturità personale dopo avere ampiamente raggiunto quella tecnica. Vien voglia - al proposito - di introdurre il «Caso Cassano», ma limiterò a dire che se il campionato non piangerà la sua eventuale prolungata assenza certo se ne rammaricherà la Nazionale che Prandelli stava disegnando a sua misura. Che non è misura d'uomo ma di bambino, di ragazzino viziato capace di recuperare uno stile dignitoso e una indiscutibile correttezza solo quando indossa l'azzurro.

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