Il Cavaliere e il caso Ruby, feste più private e con meno ragazze indotte in tentazione

Ieri mattina, nella mia rubrica radiofonica del venerdì su Rtl 102.5, ho chiesto agli ascoltatori come giudicassero le notizie sulle feste in casa di Berlusconi in cui era coinvolta la giovane marocchina. La trasmissione ha un ascolto assolutamente bipartisan: c'è gente che per il Cavaliere si butterebbe nel fuoco e chi nel fuoco butterebbe il Cavaliere.
Bene, la minoranza si è divisa tra chi dice che questo è un motivo in più per far dimettere Berlusconi e chi ignora il problema sostenendo che la sinistra predilige i transessuali e nessuno ha niente da ridire. Con mia grande sorpresa, la maggioranza ha sostenuto che la vita privata del presidente del Consiglio va nettamente distinta da quella pubblica e che se c'è un motivo per cui rammaricarsi di questa storia è che distrae la classe politica dai veri problemi del paese.
Non voglio elevare a campione nazionale le centinaia (dieci al minuto nei momenti di punta) di messaggi della trasmissione di ieri. In passato ho visto tuttavia che il programma ha registrato con una certa puntualità gli ondeggiamenti dell'opinione pubblica. (Per esempio, quando non furono presentate le liste per le elezioni regionali a Roma, l'indignazione contro il PdL, prima che contro i magistrati addetti al controllo, compattò gran parte dell'elettorato di centrodestra e di centrosinistra).
Questo vuol dire che Berlusconi può fare in privato qualunque cosa? A mio giudizio no. Per almeno due ragioni. La prima. Il presidente del Consiglio può portarsi a letto chi vuole. Lo hanno fatto in misura industriale i due fratelli Kennedy e Clinton, Giscard d'Estaing e Mitterrand. Quel che conta è la discrezione. Quando scoppiò il caso D'Addario, Berlusconi mi disse che due volte al mese riuniva in casa sua (in Sardegna come a Roma) un largo gruppo di persone (con larga prevalenza di donne) e gruppi musicali di diversa estrazione.
Mi sembrerebbe strano che con tanti testimoni si possano fare cose particolarmente forti o comunque in grado di mettere in difficoltà il padrone di casa. Ma un po' di maggiore sobrietà non guasterebbe. Anche tra le sue amicizie più vecchie e solide il presidente del Consiglio dovrebbe selezionare quelle che - anche in buona fede - non lo mettono al riparo da situazioni imbarazzanti. E come ieri era molto grave che egli avesse affidato la selezione di alcune delle sue ospiti a un Tarantini, oggi dovrebbe stare ancora più attento a chi gli porta in casa le ragazze. Ragazze arrivate anche con le migliori intenzioni difficilmente resisteranno alla tentazione di ingigantire racconti o di scattare foto ricordo che - diffuse fuori contesto - possono ingenerare equivoci sgradevoli.
La seconda ragione che dovrebbe indurre il presidente del Consiglio alla prudenza è che egli sa benissimo che queste polemiche nascondono quanto di buono ha fatto il governo. Un osservatore certo non amico di Berlusconi, il sociologo Luca Ricolfi, in una recente inchiesta condotta sui primi due anni e mezzo di governo, ha riconosciuto tra le poste attive la riforma della pubblica amministrazione (anche con i dati clamorosi forniti ieri dal ministro Brunetta), la sistemazione della partita pensionistica che, al contrario, sta devastando la Francia, il federalismo, la riforma dei servizi pubblici locali, la riforma universitaria e due elementi che Ricolfi giudica tipici della sinistra: la tenuta dei conti senza togliere un euro ai servizi sociali, a cominciare dalla sanità e dalle molte forme di cassa integrazione, e la più efficace lotta alla criminalità organizzata che sia stata condotta da decenni. Bene, rovinare tutto questo e distrarsi dall'impegno sulle tante cose che ancora occorre fare - a cominciare dalla grande riforma dello Stato e della giustizia - sarebbe davvero molto grave.
La polemica ha colto il presidente mentre andava ad Aversa per fare il punto della nuova emergenza spazzatura. È questo che deve fare Berlusconi: andare dove ci sono problemi e trovare soluzioni. Come la decisione di portare in parlamento la riforma della giustizia e vedere fino a che punto Fini smentirà le sue antiche posizioni. Le feste le faccia un po' più private e con meno ragazze indotte in tentazione. Ieri ha detto che nulla lo costringerà a cambiare stile di vita. Ma, si diceva una volta, est modus in rebus. A proposito, ieri mattina uno dei messaggi più belli veniva da una ascoltatrice di Bologna: «Ma una bella cinquantenne no?».

fondi@gds.it

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