Resais, pagati per stare a casa Alla Regione costano 9 milioni

Il caso dei 256 dipendenti delle società pubbliche chiuse negli anni scorsi. Sono in prepensionamento e la legge li obbliga a non lavorare

PALERMO. Pagati per stare a casa. Mandati in prepensionamento con uno scivolo, finanziato da mamma Regione, che in alcuni casi ha raggiunto i 13 anni. E obbligati a non lavorare. Oggi sono 256 i dipendenti della Resais che grazie a una legge del 1975, richiamata nella norma del ’99 che avvia la liquidazione degli enti economici, sono in prepensionamento forti di appena 27 anni di contributi o 52 di età. Costano alla Regione 9 milioni all’anno.
La storia di questo personale risale alla fine della stagione della Regione imprenditrice. Nel 1999 al commissario Alba Alessi viene dato mandato di chiudere Espi, Ems e Azasi. Contenitori a loro volta di aziende chiuse in questi anni, il cui personale veniva travasato nella Resais, società regionale che ha creato un ruolo unico a esaurimento. Significa che via via che i dipendenti vanno in pensione non vengono sostituiti e - secondo i calcoli - nel 2020 non ci dovrebbe essere più alcun dipendente: la società potrebbe quindi scomparire.
Nell’attesa questo personale viene impiegato a seconda delle necessità in vari rami dell’amministrazione. Ma proprio per facilitare l’esaurimento di questo bacino - ricorda Enrico Caratozzolo, amministratore unico della Resais - la legge che avviò la liquidazione degli enti offriva la possibilità (prevista a sua volta da una legge del ’75) di andare in prepensionamento a semplice richiesta del dipendente: bastava avere 27 anni di contributi o 52 di età. A quel punto la Regione staccava un assegno pari all’80% dell’ultima retribuzione. E il dipendente lo riceveva, e riceve, fino al momento in cui maturano i requisiti per il naturale pensionamento: a quel punto è l’Inps a ereditare la pratica. Caratozzolo ricorda anche che oggi «per andare in pensione occorrono 39 anni di contributi o 65 di età».
Quando Caratozzolo si insediò, nel 2003, erano oltre mille i dipendenti in prepensionamento finanziato dalla Regione: «Oggi - rileva l’amministratore - sono 256 ma costano comunque 9 milioni». Di dipendenti regolarmente in servizio, la Resais ne conta invece circa 500.
La legge obbliga però i prepensionati a non lavorare, neanche altrove. Malgrado - rileva Caratozzolo - molti dei prepensionati abbiano ancora un’età compatibile con un’attività lavorativa. Il sospetto che in molti ne approfittino per lavorare in nero ha sfiorato anche la Resais che negli ultimi anni ha scovato una decina di prepensionati che avevano aperto studi professionali (per lo più da architetti e ingegneri) e ha dunque revocato l’assegno inviato per stare a casa.
Da qui però Caratozzolo parte per una richiesta al governo: «Siccome la carenza di personale è un problema noto, che noi stessi alla Resais facciamo fatica a fronteggiare, secondo me si dovrebbe modificare la legge prevedendo la possibilità di impiegare questo personale occasionalmente. La spesa sarebbe inalterata e la Regione la renderebbe almeno produttiva». Appello rivolto al governo e all’Ars, che si appresta a votare in Finanziaria varie norme sul personale.

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