L'italianità della Fiat e le polemiche

Non solo sindacati ed esponenti della sinistra. Anche dalla maggioranza piovono critiche su Marchionne.  Polemiche deludenti. Nulla in comune con la rivoluzione liberale annunciata nel 1994. Il ministro Sacconi dice della Fiat che non deve dimenticare la sua «italianità». Il presidente Fini che ammonisce Marchionne perchè parla da «canadese» mentre dimentica che l'azienda «è stata salvata dai contribuenti italiani». Difficile da capire. Marchionne, infatti, ha usato parole di semplice buon senso.



1) Ha detto che i cinque stabilimenti italiani non producono un centesimo di reddito. Ma non ha parlato di chiusura (oltre a quella già programmata di Termini). È perfettamente consapevole che fermare Pomigliano sarebbe un mostruoso favore alla camorra: cinquemila dipendenti diretti e ventimila nell'indotto. Una popolazione che non può essere regalata alla delinquenza. Lo stabilimento campano può essere salvato solo a condizione di diventare competitivo. Ma non con la Cina o con l'India. Semplicemente con Germania e Francia. Marchionne è disposto, in cambio di maggiore produttività ed efficienza, ad alzare gli stipendi per portarli a livello di quelli tedeschi. Tanto per intenderci sulle cifre. Il salario medio annuo dei dipendenti dell'industria privata in Italia si aggira sui 23 mila euro lordi. In Germania siamo a 42 mila. Difficile arrivarci? Non proprio. La semplice rimodulazione delle pause porta a un vantaggio di circa 250 euro mensili. Su stipendi da 1.200 euro si tratta di un passo avanti importante. Difficile, in queste condizioni parlare di Marchionne come del padrone delle ferriere che vuole togliere diritti ai lavoratori. Chiede soltanto maggior efficienza e più produttività. In cambio offre più salario.



2) Marchionne cita una statistica del World Economic Forum, l'organizzazione che ogni anno allestisce il seminario di Davos, in Svizzera, dove si incontrano banchieri, manager, uomini d'industria di tutto il mondo. Il Wef dice che per competitività sul mercato del lavoro l'Italia si trova al posto 118 su 139 Paesi esaminati. Una citazione che Marchionne non ha fatto a caso. In un mercato del lavoro efficiente i lavoratori sono collocati nel posto più adatto e sono incoraggiati dagli incentivi a dare il meglio. Noi invece abbiamo bassi salari e bassissima flessibilità. Non solo nel senso che è complicatissimo licenziare qualcuno, ma anche culturalmente. Gli italiani non ragionano in termini di «lavoro», ma di «posto». Il rapporto tra incentivi e rendimento è troppe volte inesistente, per colpa soprattutto di un malinteso egualitarismo sostenuto per decenni dai sindacati.



3) Sacconi difende l'italianità di Fiat e Fini ricorda che Fiat è stata salvata dai contribuenti. Non si capisce veramente di che cosa stiamo a parlare. L'italianità è un'espressione priva di contenuti in un'economia globalizzata. Quanto allo sforzo dei contribuenti siamo ad un passo dalla mistificazione. Perché Obama che cosa ha fatto con General Motors e Chrysler? Ha dato sostegno per superare la crisi e ora sta incassando capitale e interessi. Non diversamente il governo italiano con la Fiat. In cambio ha ottenuto entrate fiscali, occupazione e ricchezza per l'intero Paese. In ogni caso negli ultimi anni non un centesimo pubblico è arrivato nelle casse del gruppo. È mancata anche una politica economica. Non a caso il posto numero 118 nella classifica della competitività è sostanzialmente immutato da diversi anni.

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