Operazione antimafia a Palermo, interrotto il racket del pizzo

L'indagine, coordinata dai pm Marcello Viola, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene, ha consentito di ricostruire la mappa delle estorsioni gestita, principalmente, da Domenico Giordano

PALERMO. Per interrompere l'attività di riscossione del racket, che le cosche esercitavano a tappeto nella zona ovest di Palermo, i carabinieri hanno fatto ricorso ad un provvedimento d'urgenza: il fermo che oggi ha portato in cella i 4 nuovi capi dei mandamenti di Resuttana e Partanna-Mondello.
L'indagine, coordinata dai pm Marcello Viola, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene, ha consentito di ricostruire la mappa del racket delle estorsioni gestita, principalmente, da Domenico Giordano, uno dei fermati.  
Importante è stato il ruolo delle vittime del pizzo che, differentemente a quanto accaduto in altre inchieste, hanno collaborato con gli investigatori ammettendo di avere subito richieste estorsive e fornendo ulteriori spunti per l'inchiesta.
E' Domenico Giordano, 54 anni, uno dei 4 nuovi capi delle cosche palermitane fermati, nella notte, dai carabinieri. A svelarne il nome agli investigatori è stato il fratello Salvatore, arrestato nei mesi scorsi, sempre con l'accusa di associazione mafiosa, dai militari dell'Arma, e da febbraio collaboratore di giustizia.
Secondo gli inquirenti il neocapo mafia guiderebbe la cosca di Partanna-Mondello. Titolare di una pescheria nel quartiere Zen, avrebbe gestito il racket delle estorsioni nella zona.

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