Mafia, un tesoro in contanti per un prestanome

Il denaro trovato nella casa, in una scatola di liquori, di Giovanni Inchiappa, arrestato venerdì nell'inchiesta tra Cosa nostra e cemento

PALERMO. Un tesoro in contanti nella cassaforte di uno dei prestanome nel boss Marfia.  Quarantaseimila euro in contanti nascosti in una confezione di liquore. Li aveva Giovan Battista Inchiappa, il presunto prestanome di Altofonte arrestato venerdì dai carabinieri nell’inchiesta su mafia e cemento.  Inchiappa è considerato uno dei fiancheggiatori di Giuseppe Marfia, ex fedelissimo di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. Ma anche lui ha una storia alle spalle e amicizie di un certo spessore. Venne fermato il 15 gennaio del 1982 assieme a due personaggi che hanno fatto la storia di Cosa nostra: Giuseppe Marchese, superkiller di mafia e figlio del terribile Filippo Marchese, detto milinciana, boss di corso dei Mille e Francesco Spadaro, nipote di Tommaso Spadaro, «il re della Kalsa» e capo incontrastato prima del contrabbando di sigarette e poi del narcotraffico.  Ulteriori approfondimenti nell’articolo a firma di Leopoldo Gargano nell’edizione cartacea del Giornale di Sicilia in edicola oggi, 26 ottobre 2010

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