Sicilia, Cronaca

Uomo di Brusca e Bagarella gestiva alcune ditte edili di Altofonte

Giuseppe Marfia, già condannato per mafia, aveva il controllo di alcune imprese di cui era socio. È tra gli arrestati nell’inchiesta su intestazione fittizia di beni

PALERMO. Attraverso una serie di imprenditori compiacenti aveva assunto il controllo totale dell'attività edilizia nella zona di Altofonte. Giuseppe Marfia, già condannato per mafia, uomo di fiducia di boss come   Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, era il dominus incontrastato del settore e aveva il controllo di una serie di ditte di cui formalmente non risultava socio.     
E' uno dei particolari dell'indagine dei carabinieri che oggi ha portato all'arresto di quattro persone, tra le quali Marfia, accusate di intestazione fittizia di beni. Marfia, ex sorvegliato speciale e destinatario, in passato, di un provvedimento di confisca era diventato socio occulto di una serie di imprenditori, una strategia già utilizzata dall'arrestato negli anni '90 quando attraverso una società  intestata alla sorella curava gli interessi di Brusca e Bagarella.
Dietro ogni cantiere della zona di Altofonte e Misilmeri c'era lui, Giuseppe Marfia, nome noto in Cosa nostra. "Marfia - ha spiegato il colonnello dei carabinieri Pietro Salsano che ha arrestato il costruttore e tre suoi presunti prestanomi - non risultava formalmente in alcuna delle imprese aggiudicatarie di lavori privati, ma anche di appalti pubblici, però partecipava economicamente al fabbisogno delle ditte intestate ai suoi prestanomi e ne controllava l'attività".       
Tra i lavori pubblici su cui Marfia stava cercando di mettere le mani anche quello della realizzazione del palazzetto dello sport di Altofonte. "Quello degli appalti pubblici - ha spiegato il procuratore di Palermo Messineo, che ha coordinato l'indagine - è un ambito delicato perché la delicata normativa che impone la certificazione antimafia a chi partecipa ai bandi può essere aggirata". "Ad esempio - ha aggiunto - col meccanismo dei subappalti. A volte poi il mafioso, vero dominus dell'impresa, figura come dipendente di ditte intestate a prestanomi incensurati".

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