Termovalorizzatori in Sicilia, i perché dell'alt di Lombardo

In una relazione di 19 pagine firmata dal governatore Lombardo e dall'ex assessore all'Energia, Russo, una serie di presunte irregolarità che hanno portato all'annullamento del bando

PALERMO. Società come Amia Spa, Emit Spa o la Altecoen Srl risultata infiltrata dalla mafia, presenti in più di una delle quattro associazioni temporanee d'imprese (Ati) vincitrici della gara per i termovalorizzatori in Sicilia, in apparenza distinte ma costituite tutte il 25 ottobre del 2002 nello stesso studio notarile a Tivoli (Roma) con una cauzione identica, pari a 55 milioni di euro, depositata nella medesima banca. Non solo, contratti di affitto e cessione di beni immobili, anche all'interno dello stesso nucleo familiare, stipulati in prossimità della data di pubblicazione del bando (9 agosto 2002).     
Sono alcune delle principali anomalie che emergono da un documento del 22 settembre 2010 in possesso dell'ANSA, firmato dal governatore Raffaele Lombardo e dall'ex assessore all'Energia Pier Carmelo Russo, acquisito dalla commissione d'indagine sui rifiuti, guidata dal senatore Gaetano Pecorella.     
Proprio sulla base della relazione di 19 pagine, in cui sono indicate una serie di presunte irregolarità, il governo, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea per la illegittimità della gara, ha dichiarato la nullità del bando che affidava la costruzione degli impianti di termovalorizzazione (Palermo-Bellolampo, Augusta, Casteltermini-Castelfranco e Paternò) a Elettroambiente Spa, mandataria di quattro imprese; Elettroambiente Spa, mandataria di oltre tre imprese fra cui l'Altacoen Srl con sede a Enna; Falck Spa, mandataria con altre sette imprese e la Daneco gestione impianti, oltre cinque imprese, tra cui figura ancora l'Altacoen.   
"Fra i quattro raggruppamenti sussistevano ripetute intersezioni di alcune delle imprese componenti tali da adombrare - si legge nel documento - per la loro concreta articolazione, rilevanti sintomi dell'esistenza di un collegamento sostanziale fra tutti i raggruppamenti, desumibile in particolare dal fatto che le offerte di partecipazione alla gara non presentavano in alcun modo elementi di sovrapposizione territoriale, per quanto, attese le peculiari prescrizioni del bando di gara,  tale evenienza fosse altamente improbabile, se non del tutto impossibile nel suo concreto verificarsi".     
In sostanza, le quattro Ati, secondo la relazione, avrebbero costituito un cartello per la spartizione del mercato.  Dal documento emerge che "la prima e la seconda Ati (mandataria Elettroambiente) sono collegate dalla presenza in entrambe di Elettroambiente ed Enel Produzione, società che peraltro non soltanto facevano capo alla stessa holding (Enel spa), ma operavano nell'ambito della stessa sub-holding (Generazione ed Energy management; la prima e la terza Ati (mandatarie rispettivamente Elettroambiente e Falck) sono collegate dalla presenza in entrambe dell'Amia Spa e dell'Emit Spa la seconda e la quarta Ati (mandatarie rispettivamente Elettroambiente e Dgi -Daneco Gestione Impianti) sono collegate dalla presenza della Altecoen; la quarta Ati, tramite la società Altecoen è collegata alla seconda Ati, e questa è a sua volta collegata alla prima Ati mediante Elettroambiente; la terza Ati, tramite le società Amia ed Emit, è collegata alla prima Ati e a sua volta. questa è collegata alla seconda Ati mediante Elettroambiente".

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

I più cliccati