Formazione in Sicilia, sistema da rivedere

La sventagliata di drastici giudizi dell'assessore Centorrino, con termini come «conto della spesa approssimato», spaccio di «illusioni», «furori ideologici», «polemiche superflue», «moral hazard», suscita qualche apprensione. Tutto scaturisce da una notizia di cronaca riportata dal Corriere della Sera; in sostanza la regione Campania ha deciso di smantellare il sistema della formazione attraverso enti esterni e dirottare le risorse disponibili verso le imprese, con l'intento di creare posti di lavoro veri. Da anni il Giornale di Sicilia sottolinea la necessità di avviare il progressivo smantellamento del sistema formativo siciliano, autoreferenziale e non idoneo a creare occasioni di lavoro, senza comunque mai ipotizzare il licenziamento degli addetti alla formazione. Neanche quando si scopre che si tratta di novemila persone. Coerentemente con questa linea editoriale, l'articolo poneva la possibilità di riproporre in Sicilia la stessa scelta fatta in Campania; nella consapevolezza che, nella peggiore delle ipotesi, la permanenza per due o tre anni in azienda metterebbe comunque tanti giovani in condizione di imparare un mestiere. Nel frattempo la Sicilia ha conquistato due primati: è diventata la prima regione italiana per numero di disoccupati ed ora è anche l'ultima per livello di consumi delle famiglie. Prendiamo atto che l'idea di effettuare una scelta analoga a quella fatta dalla Campania non piace; ci auguriamo comunque che i comportamenti illeciti delle imprese siano stati opportunamente sanzionati.

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