Lombardo: caccia ai pupari dei termovalorizzatori

Il governatore ha presentato un nuovo esposto per individuare i registi della "squallida ed interessata strategia dettata da logiche malavitose o politico-affaristiche"

PALERMO. Un nuovo esposto è stato presentato, stavolta alle Procure di Messina e Palermo, dal presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo. Attraverso l'avvocato Massimo Motisi, il governatore si è rivolto ai magistrati peloritani, che indagano sulle fughe di notizie avvenute a Catania, e ai pm del capoluogo dell'Isola, che si occupano della vicenda termovalorizzatori. Scopo dell'iniziativa é individuare i registi, i "pupari" della "squallida ed interessata strategia dettata da logiche malavitose o politico-affaristiche", che attraverso una "martellante campagna di stampa e una indagine giudiziaria, mirerebbe a fermare l'esperienza politica di rinnovamento portata avanti da Lombardo e dal suo governo".
Il presidente della Regione aveva già denunciato per calunnia il pentito catanese Maurizio Avola e ora mira più in alto, indicando l'origine delle sue disavventure giudiziarie nella vicenda dei termovalorizzatori, bloccata dalla sua giunta e sulla quale convergono interessi malavitosi e affaristici.
Lombardo mette in evidenza la singolarità di coincidenze temporali tra fughe di notizie e vicende politiche. Cosa che gli fa dire che la sua è una storia "solo apparentemente mediatica", visto che "sarebbero stati messi sotto pressione i dirigenti del Pd: questi ultimi, dicono i legali, proprio nei giorni di fine marzo in cui il quotidiano La Repubblica rilanciò le notizie sull'inchiesta, avrebbero dovuto sciogliere la riserva sull'ingresso nel governo, e sui magistrati che fanno parte della giunta come assessori".
Lombardo cita poi un intervento in aula all'Assemblea regionale del deputato del Pdl Pippo Limoli, che, pochi giorni prima che ancora Repubblica desse notizia di una presunta richiesta di arresto nei confronti del governatore (smentita dal procuratore di Catania Vincenzo D'Agata), "rivolgendosi all'onorevole Antonello Cracolici, con una sibillina allusione anticipava che, nei giorni successivi, sarebbe successo qualcosa che avrebbe definitivamente ostacolato il matrimonio contro natura" tra il Pd e le forze di governo.
Riguardo al senatore del Pdl Giuseppe Firrarello, che è anche suocero di Giuseppe Castiglione, coordinatore del partito di Berlusconi in Sicilia, vengono citate intercettazioni pubblicate nel 2009 da un mensile catanese. Il presunto mafioso Carmelo Frisenna, ex assessore del Comune di Paternò (Catania), arrestato nel 2008 perché ritenuto vicino alla famiglia Santapaola, molto legato a Firrarello, il 3 aprile 2008, "dieci giorni prima dell'elezione" di Lombardo come presidente della Regione, parlava al telefono di quanto avrebbe discusso con il senatore, da lui indicato come il proprio "padrino".
"Lombardo lo fanno attaccare (arrestare, ndr) - per una cazzata anche per una minchiata! Per le assunzioni con 'sta Multiservizi, che hanno fatto a Catania - Muore di morte naturale. Sono preparati magari quelli della Sinistra: agguerriti''. Secondo Lombardo la conversazione era "gravida di oscuri presagi, poi puntualmente avveratisi" e inquietanti, perché riferiti a "un malsano contesto politico e socio-ambientale" in cui era inserito Frisenna.

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