Rapina da 30 mila euro da Aluia, un arresto a Palermo

In manette è finito Onofrio Palazzo, un pregiudicato che avrebbe agito con l’aiuto di un basista, dipendente della pasticceria di via Libertà

PALERMO. L’accusa è di aver messo a segno una rapina con l’aiuto di un basista interno. A finire in manette è stato Onofrio Palazzo, 43enne pregiudicato palermitano residente in via dell’Allodola, considerato responsabile del colpo da trentamila euro ai danni del laboratorio del bar Aluia di via Libertà, a Palermo.
I poliziotti della sezione “Investigativa” del Commissariato hanno risolto il caso della violenta rapina, messa a segno, lo scorso 4 ottobre, ai danni del titolare della pasticceria.
Intorno alle 5 del mattino, due malviventi, uno dei quali incappucciato, fecero ingresso nei locali del laboratorio dolciario, in cui era presente il titolare dell’esercizio. Con metodi violenti, i complici minacciarono la vittima con una pistola e non si accontentarono di racimolare il denaro del portafogli dell’uomo ma, quasi a colpo sicuro, si diressero verso la cassaforte dell’esercizio, in cui in quel momento c’erano circa 30.000 euro, da destinare al pagamento dei dipendenti. La vittima, restia a consegnare la somma, pagò a caro prezzo la resistenza e fu violentemente colpita al capo con il calcio della pistola.
I complici riuscirono così nel loro scopo e si allontanarono facendo perdere le loro tracce.
Le indagini avviate dai poliziotti del Commissariato “Libertà”, hanno mosso i primi passi  da un preciso assunto, che la rapina non potesse essere frutto di una azione avventata o di un assalto episodico ma, al contrario, di un piano studiato nei minimi dettagli, anche grazie alla presenza di un “basista”.
L’attenzione dei poliziotti si è così indirizzata sui dipendenti della pasticceria, tutti ascoltati, in relazione alle loro conoscenze ed alle loro mansioni all’interno dell’esercizio.
Il racconto di un solo dipendente presentò delle crepe che, unite al particolare nervosismo dimostrato durante l’interrogatorio, ha fatto pensare ai poliziotti di avere individuato il “basista” della banda. L’uomo ha così confessato di aver raccontato ad alcuni conoscenti, e tra questi Palazzo, delle abitudini del titolare della pasticceria, elementi che, alla resa dei fatti, si sono rivelati nozioni fondamentali per potere realizzare la rapina.

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