Collaboratrice di giustizia uccisa e sciolta nell’acido

Indagini sulla scomparsa di Lea Garofalo, sparita nel novembre del 2009 a Milano, dove si era recata per incontrare Carlo Cosco, suo ex compagno. Sarebbe stata lui ad assassinarla

CAMPOBASSO. Uccisa e sciolta nell'acido: in questo modo sarebbe stata uccisa, secondo la Dda di Campobasso, Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia scomparsa nel novembre del 2009 a Milano, dove si era recata per incontrare Carlo Cosco, suo ex compagno e padre della figlia sedicenne. Il fatto che si tratti di omicidio e le modalità sono trapelati nel capoluogo molisano, dove viveva la Garofano, e non si escludono imminenti sviluppi nelle indagini.
Carro Cosco è ritenuto esponente di spicco della 'ndrangheta di Petilia Policastro (Crotone) e mandante del tentativo di omicidio dalla donna, compiuto nel maggio del 2009 a Campobasso. In quella circostanza un uomo - che per gli investigatori sarebbe Massimo Sabatino - fingendosi tecnico che doveva riparare la lavatrice, entrò nell'abitazione della donna e tentò di strangolarla, ma non ci riuscì per l'energica reazione della donna e per il successivo arrivo della figlia.
Accertati i collegamenti tra Cosco e Sabatino, il gip di Campobasso, Teresina Pepe, emise le ordinanze di custodia cautelare nei loro confronti: Cosco fu arrestato dai carabinieri di Campobasso a Petilia Policastro mentre a Sabatino il provvedimento fu notificato nel carcere milanese di San Vittore, dove era recluso per un altro reato.
Le indagini sulla vicenda di Lea Garofano sono state condotte dal Nucleo operativo e radiomobile di Campobasso, diretto dal tenente Francesca Ferrucci, e sono coordinate dal procuratore della Dda molisana, Armando D'Alterio. La sorte di Lea Garofalo sembrava già segnata nel febbraio di quest'anno, tanto che, commentando con i giornalisti gli arresti per il tentativo di omicidio, D'Alterio non  escluse un epilogo tragico e affermò: "La cerchiamo, speriamo di trovarla viva".

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