Berlusconi e il nuovo Pdl

La disposizione dei medici era precisa: settimana di assoluto riposo. Così Silvio Berlusconi giovedì sera ha lasciato Arcore per proseguire la sua convalescenza a villa Certosa, in Sardegna. Gli tengono compagnia la figlia Barbara (raggiunta ieri sera da altri figli), il fisioterapista che lo assiste da molti anni, l'inseparabile Mariano Apicella con il quale scrive e arrangia nuove canzoni. Niente visite di lavoro, poche telefonate, lunghe passeggiate nel parco affacciato sul golfo di Marinella. L'articolazione alla mano sinistra operata sabato riprende rapidamente e tra pochi giorni sarà perfetta. Il problema è la ripresa dell'articolazione politica. Berlusconi ha convocato per mercoledì prossimo l'ufficio di presidenza del Popolo della Libertà. L'ultima volta si era riunito il 28 luglio, quando fu votata l'incompatibilità di Fini con la presidenza della Camera e stabilita la denuncia di Bocchino, Granata e Briguglio ai probiviri del PdL. Da allora tutto è cambiato. Sono stati formati i gruppi di Futuro e Libertà che si trasformerà presto in partito. Il gruppo di Fini ha votato la fiducia al governo, ma i suoi esponenti continuano a distinguersi ogni giorno dai loro colleghi del PdL. Lo stesso Fini è sceso in campo contro il presidente del Senato perché le proposte di riforma della legge elettorale saranno esaminate a palazzo Madama. Berlusconi sa che deve muoversi in fretta per riaccorpare le frange divise del partito.  I dirigenti di Forza Italia ritengono che gli uomini di An abbiano acquisito uno spazio e un potere eccessivi anche a livello territoriale, i coordinatori sono nervosi, l'opinione pubblica è disorientata per la conflittualità all'interno di una coalizione che nel 2008 era stata premiata con cento voti di maggioranza alla Camera. Mercoledì prossimo l'ufficio di presidenza avrà all'ordine del giorno il rilancio del PdL. Le elezioni non sono così vicine come sembrava ancora pochi giorni fa, ma Berlusconi vuole tornare allo spirito organizzativo del 1998, quando il primo congresso di Forza Italia espresse la base organizzativa della vittoria elettorale del 2000 (regionali) e del 2001 (politiche). Dopo la nascita del PdL i dirigenti territoriali furono decisi in base al rapporto 70/30 tra Forza Italia e An. Adesso - come nel '98 - Berlusconi vuole che si parta dal basso con l'elezione diretta da parte dei cittadini dei coordinatori comunali, provinciali e regionali. Il nucleo forte del partito nascerà, secondo questo disegno, dalle 61mila sezioni elettorali che avranno ciascuna un responsabile che si occuperà dei voti e un altro che designerà i rappresentanti di lista al momento dello scrutinio. Naturalmente, ai problemi organizzativi si aggiungono quelli politici. I suoi più stretti collaboratori sono divisi tra chi lo incoraggia a ignorare le provocazioni e ad andare avanti e chi, citando i casi quotidiani di guerriglia, lo ammonisce che così non si può procedere. Berlusconi non ha nessuna intenzione di toccare una legge elettorale che - ricorda - gli fu imposta dall'allora segretario dell'Udc, Marco Follini. Ma vuole allo stesso tempo allargare la maggioranza. Il suo chiodo fisso rimane Pier Ferdinando Casini. Il leader dell'Udc è disponibile, per evitare le elezioni, di allearsi anche a sinistra in un governo che le impedisca. Ma al tempo stesso non ha mai escluso di poter far parte di un governo Berlusconi debitamente ridisegnato. La sua condizione è stata sempre la crisi di governo che finora il Cavaliere non gli ha mai concesso, temendo di trovarsi dinanzi a un nuovo governo Dini. Ma in politica mai dire mai…Il premier vuole salvare il partito tornando allo «spirito» del ’98.

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