L'artista-faccendiere di Caruso

Lo scrittore-giornalista di origini catanesi racconta nel suo romanzo “L’arte di una vita inutile” la storia di Willy Melodia. italoamericano nelle sue disavventure di fiduciario del boss Lucky Luciano

CATANIA. “L’arte di una vita inutile” (Einaudi, pp. 370, € 24) è un diario struggente, ma in certo qual modo anche un romanzo storico. Alfio Caruso, l’autore, cinquantenne giornalista di origini catanesi, ripercorre un significativo tratto di vicende siciliane attraverso “l’io narrante” di Willy Melodia, artista-faccendiere italoamericano tanto improbabile e imprevedibile da apparire paradossalmente vero e credibile nelle sue disavventure di fiduciario del boss Charlie “Lucky” Luciano. Impegnato in un suo personalissimo (e blasfemo) “cammino del pellegrino” con stazioni a Taormina, Catania e Napoli, condannato a guardarsi sempre indietro per rivivere fallimenti e illusioni della stagione statunitense, Willy Melodia racconta un secondo dopoguerra costellato nell’Isola da inquietanti figure e promesse di riscatto non mantenute: sembra di leggere pagine di cronaca odierna, eppure è passato mezzo secolo o giù di lì. Leggero e intrigante, senza ubbie da saggista, Caruso – una sorta di “antiBaricco” – ha costruito col suo pianista da terraferma un personaggio memorabile, capace di suggerire tra le righe qualche frammento di verità sul perverso rapporto mafia-politica, sull’eterna, frustrante scommessa di sviluppo turistico siciliano, sui caotici anni del “boom economico” con la pesante eredità che ancora oggi scontiamo.  

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