Bandi, il business dei valutatori

Per ognuno degli esperti chiamati ad esaminare le domande per gli stage formativi, la Regione ha versato circa seimila euro: 250 ciascuno per ogni riunione

PALERMO. A un anno e cinque mesi dalla pubblicazione dei bandi, neanche uno degli annunciati 5 mila stage formativi retribuiti è partito. Restano nei cassetti 333 milioni che, se non investiti entro il prossimo 31 dicembre, saranno restituiti a Bruxelles. Eppure la Regione ha già speso 281 mila euro che non recupererà più. Soldi con cui sono stati pagati 45 valutatori delle domande pervenute: ognuno di loro ha ricevuto almeno 200 euro per ogni seduta di lavoro (lievitati a 250 se non si risiede a Palermo). E le sedute sono state almeno 25 per ciascuno: significa che l’incasso medio ha raggiunto i 5 mila euro lordi, lievitato a 6.250 per chi proveniva da fuori città.
È il business che ruota intorno ai bandi della formazione professionale finanziati dall’Ue. «Ogni volta che la Regione pubblica un bando - spiega il direttore della Programmazione, Felice Bonanno - il dirigente responsabile nomina un nucleo di valutatori attingendo a una long list creata alcuni anni fa con un bando. È un procedimento previsto dalla legge, tariffe comprese». Procedura tuttavia non notissima: in pratica, a sorteggio ma in modo che tutti prima o poi vengano chiamati, c’è un gruppo, per lo più di esterni, che viene incaricato di esaminare le domande.
Nel caso dei tre bandi più attesi - Antichi mestieri, Work experience e Sviluppo dei saperi - la dirigente dell’epoca, Patrizia Monterosso, firmò a ottobre 2009 un decreto che creava tre nuclei di valutazione: per il primo bando erano arrivati 415 progetti e furono nominati 5 valutatori, per il secondo bando (1.116 progetti) vennero scelti 10 valutatori. Per il terzo bando le domande pervenute sono state 2.900 e la Regione ha nominato 30 valutatori. Il decreto prevede che ognuno non poteva superare le 25 giornate.
I bandi, pubblicati dall’assessore Mario Centorrino, risalgono a giugno 2009. La valutazione delle domande è avvenuta nel corso di un anno, dall’autunno 2009 a oggi. Ma tutto è rimasto ugualmente bloccato.
Il primo bando, Antichi mestieri, ha una dotazione di 73 milioni con cui finanziare i tirocini formativi di 2 mila giovani in un centinaio di aziende artigiane: ognuno avrebbe guadagnato 400 euro al mese. Il tutto passa attraverso enti di formazione che selezionavano i giovani. Ma la graduatoria provvisoria dei progetti ammessi è stata bocciata dalla Corte dei Conti. E tutto il procedimento deve ripartire da capo.
Il secondo bando, Work experience, ha una dotazione di 80 milioni che potrebbe crescere fino a 139: prevede 800 euro al mese per 10 mesi a 1.500 ragazzi. Anche in questo caso, dopo la valutazione e la graduatoria provvisoria, tutto è tornato indietro e l’assessorato solo ieri - precisa Bonanno - ha completato il riesame e spedito il carteggio alla Ragioneria che a sua volta lo invierà alla Corte dei conti sperando in una (rapida) ratifica. Il bando più in difficoltà è il più ricco di fondi, si chiama Sviluppo dei saperi: sono pronti 180 milioni che avrebbero finanziato altre migliaia di stage.
Ma il nucleo di valutazione non ha ancora finito il proprio mandato: sono arrivate alcune osservazioni, precisano in assessorato. Risultato: sono state assegnate ad altri sei valutatori altre 20 sedute di lavoro (almeno 4 mila euro ciascuno).
Il caso dei bandi bloccati finirà oggi sul tavolo della commissione parlamentare Cultura: in audizione è stato chiamato proprio Bonanno, che però si è insediato quando i bandi erano già stati pubblicati. Tuttavia la spesa di 281 mila euro, più le altre 20 sedute appena autorizzate, è ormai maturata e di posti di lavoro non ne è partito neppure uno.
È partita invece la protesta dei deputati. Per Marianna Caronia (ex Udc ora nel Pid) «è un atto criminoso tenere bloccati questi fondi e, in un periodo di grave crisi, non attivare i posti di lavoro previsti. Tra l’altro, in assessorato ci sono altri progetti che restano nei cassetti».

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