Palermo, Gesip in agitazione: si ferma il canile

Protesta dei dipendenti della società che si occupa dell’accalappiamento e dell’assistenza agli animali. Bloccate le sterilizzazioni

PALERMO. Operatori Gesip in agitazione al canile municipale di via Tiro a Segno, nella sede dell’ex mattatoio e al rifugio Eureka in via Villagrazia. Chiedono il riconoscimento delle mansioni che svolgono e soprattutto il pagamento delle indennità di reperibilità svolta negli ultimi mesi. Si ferma così l’attività nella struttura municipale, con l’inevitabile stop alle sterilizzazioni e al servizio di accalappiacani.
In totale sono 34 gli uomini che lavorano nei tre canili. In via Tiro a Segno ci sono 5 squadre da 4 unità ciascuna che svolgono anche il servizio di reperibilità notturna. “Da mesi siamo in attesa delle somme arretrate – spiega Salvatore De Luca, in servizio in via Tiro a Segno da 5 anni – e stiamo ancora aspettando che ci riconoscano le nostre vere mansioni”. Nel contratto, infatti, risultano come “pulizieri”, ma in realtà assistono anche i veterinari in sala operatoria, svolgono il servizio di accalappiacani e tutta una serie di attività collaterali. Per le quali hanno svolto nei mesi scorsi anche un corso di formazione con i medici del canile.
“I servizi essenziali sono garantiti – assicura Giacomo Colombino, segretario confederale della Cisal –. Gli operatori puliscono le gabbie e danno da mangiare ai cani. Chiediamo la liquidazione di spettanze dovute per un servizio che è stato deliberato circa tre anni fa dalla stessa azienda”. “Il contratto penalizza un po’ tutti – dice Vincenzo Di Mariano, responsabile dei servizi Gesip al canile –. Io posso solo prendere atto della situazione e riferire alla direzione”.
Dalla Gesip replica il direttore generale Giacomo Palazzolo: “Come è noto l’azienda sta vivendo un momento particolare – spiega –. Gli operatori rivendicano un’indennità forfettaria intorno ai 15 mila euro complessivi, che Gesip non ha liquidato. Il commissario vuole fare un accertamento. Dal primo ottobre stiamo cercando di riorganizzare il servizio di reperibilità nell’ottica di economizzare per la sopravvivenza dell’azienda stessa”. Palazzolo parla di un momento sbagliato per lo stato di agitazione. “Gli uomini del canile – aggiunge – devono essere sensibili e capire il momento dell’azienda. Con la protesta non si risolve nulla”.

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