Alleanza tra i Paesi contro le mafie transazionali

La malavita ha metodi sempre più vini a quelli del terrorismo. Grasso: la lotta deve essere globale. Maroni: confiscati 15 miliardi

PALERMO. Hanno mutuato i metodi del terrorismo, con il quale hanno anche stretto patti di alleanza. E hanno assunto i caratteri di imprese transnazionali che gestiscono grandi traffici e offrono servizi criminali. Ecco i tratti salienti delle mafie internazionali che il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha delineato all'assemblea annuale dell'Osce a Palermo.
Contro lo strapotere del grande network criminale si possono mettere in campo due strategie d'attacco: l'aggressione ai patrimoni, come si sta facendo in Italia ha sottolineato il ministro Roberto Maroni, e intese di collaborazione tra i Paesi. Le risposte in sostanza vanno date sullo stesso terreno della globalizzazione. "Come la criminalità non ha più frontiere per i suoi traffici così - è l'opinione di Grasso - anche gli Stati devono mettere in piedi un sistema integrato".
Alla base di tutto ci sono i risultati delle ultime inchieste che stanno confermando le intuizioni di Giovanni Falcone "profeta eccezionale ma inascoltato". Le nuove mafie somigliano molto alle organizzazioni terroristiche. Hanno organizzazioni a cellule di 3-5 elementi in modo che arresti singoli o di intere cellule non ne mettano a repentaglio la sopravvivenza. Il potere vero viene sempre più del denaro, la "nuova religione" del crimine che come una grande impresa offre beni e servizi illegali, occulta il denaro nei paradisi fiscali. E ha trovato in Cina, paese in tumultuoso sviluppo, una nuova frontiera dei traffici internazionali: vi introduce enormi quantitativi di droga e li fa viaggiare tra tonnellate di merci contraffatte o pericolose verso i paesi di destinazione.
Se questo è il profilo del crimine organizzato, per Grasso è diventata indispensabile la collaborazione internazionale. Non basta aderire alle convenzioni e ai protocolli. E' necessario che alcuni principi investigativi vengano ripresi dalle legislazioni nazionali. L'Italia lo ha fatto con la sinergia tra magistratura, forze di polizia e governo - "in una parola: lo Stato" -  ma non sempre si può contare sulla collaborazione di altri paesi.
L'altra arma di contrasto di indubbia efficacia è quella dei sequestri e delle confische. Il ministro Maroni ha fornito qualche dato: in Italia sono stati sequestrati 28 mila e 700 beni per un valore complessivo di 15 miliardi di euro e confiscati 5.900 beni per 3 miliardi. Il sistema migliore per sconfiggere i criminali consiste, ha aggiunto, "nell'attaccare le basi economiche della loro ricchezza, quale che sia la forma in cui essa si materializza e ovunque essa si trovi".
Da qui la necessità di raccogliere la sfida del crimine transnazionale con accordi e alleanze tra paesi, come ha sottolineato anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano: "La sfida è globale, e la risposta non può che essere globale". Anche se non sempre questo accade. Ma tutti, in questa assemblea autunnale dell'Osce, si sono dichiarati convinti che non c'é altra strada. Dunque, nessuna tolleranza con i paradisi fiscali e coinvolgimento delle associazioni e della società civile nella gestione dei beni sottratti al crimine organizzato.

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