Sicilia, Economia

Rifiuti, nessun impianto nell'Ennese

Stop a un progetto da 48 milioni. Il gruppo Catanzaro, che doveva realizzare la struttura per trattare l'immondizia, ha annunciato di voler rinunciare

Nella Val Dittaino, ad Assoro, non arriveranno i rifiuti. Il Gruppo Catanzaro, che doveva realizzare l'impianto destinato a trattare l'immondizia, ha annunciato ieri che non è più interessato a investire in quel territorio. Stop a un progetto da 48 milioni che avrebbe creato 120 posti di lavoro nella fase di cantiere e 60 stabili a regime.
Un progetto presentato tre anni fa ma che si è scontrato negli ultimi giorni con la minaccia di proteste di piazza annunciate per domani da cittadini e imprenditori. E soprattutto con l'opposizione politica del Pd, dal senatore Mirello Crisafulli ai deputati all'Ars Elio Galvagno e Salvatore Termine, secondo cui in quel territorio di 45 ettari, culla delle lavorazioni artigianali (fra cui la famosa pagnotta), non si può realizzare nulla che abbia a che fare coi rifiuti.
L'addio al progetto, i fratelli Catanzaro l'hanno deciso nella tarda serata perchè in quel territorio - è la sintesi degli imprenditori - fare impresa in modo sano è difficile. «Non siamo più nelle condizioni di fare investimenti nell'Ennese - ha detto Giuseppe Catanzaro, che è anche vice presidente regionale di Confindustria -. Lo Stato a Enna si è arreso a pochi capopolo che hanno solo l'interesse a intercettare appalti, voti e clientele. Quel territorio è destinato a subire per sempre l'azione di chi tutela imprese che si muovono in ambienti poco chiari. Qualcuno ha paventato un rischio Campania ma l'unica cosa che vedo in comune con la Campania sono gli interessi opachi che si celano dietro certi capopopolo con la cravatta a righe».
Catanzaro individua una strategia nell'ostruzionismo subito: «Noi andiamo via. Ma si sappia che lì può essere realizzata una vera discarica. L'ordinanza del 2004 ha concesso le autorizzazioni a un progetto che un gruppo di imprese avrebbe dovuto realizzare nell'ambito del sistema che prevedeva i termovalorizzatori. In quel gruppo di imprese c'è anche la Altecoen dei Gulino, uno dei quali ha avuto problemi per inchieste sui suoi rapporti d'affari con la mafia». Secondo Catanzaro «il nostro progetto ha superato in tre anni 16 esami di altrettante istituzioni ottenendo tutte le autorizzazioni che garantiscono che non è inquinante. Non avremmo realizzato una discarica ma un impianto di trattamento che era destinato alla separazione e al recupero dei rifiuti. Uno analogo esiste a Monaco, a pochi metri dall'Allianz Arena. Un progetto alternativo al termovalorizzatore, per cui abbiamo coinvolto gli amministratori locali che infatti hanno sposato l'idea della green economy». Catanzaro, vice di Ivan Lo Bello, è anche lui sotto scorta per le posizioni antimafia su cui ha spinto Confindustria: «Vedrete, ad Assoro arriverà chi realizzerà una vera discarica. E allora certi capopolo faranno come le scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Del resto, su quel progetto già dal 2004 nessuno ha protestato. Anche i dirigenti della locale Confindustria sono sensibili a tutelare la pagnotta a seconda di chi è l'imprenditore interessato: le discariche di alcuni per i capopolo di oggi non inquinano mentre gli impianti di trattamento di altri sì».
Ieri Crisafulli ha attaccato anche il capogruppo del Pd all'Ars, Antonello Cracolici, per non essersi schierato contro il progetto di Assoro: «Un ulteriore sfregio contro la provincia di Enna, una mega discarica destinata ad accogliere il 35% dell'intera produzione di rifiuti siciliani. Tanta generosità ci confonde da parte di un privato sostenuto da lobby potenti e con la copertura del governo regionale». Termine e Galvagno hanno anche chiesto alla Regione di bloccare tutto e annunciato a loro volta un ricorso al Tar per verificare «la legittimità degli atti di Pronvincia e Comune». Ma Catanzaro assicura che «continueremo a fornire alla popolazione e ai suoi rappresentanti tutte le informazioni pur in presenza di in un contesto nel quale pochi "noti politicanti" hanno il potere di decidere chi può fare cosa e chi no. Val la pena di ringraziare però i politici e semplici cittadini che in questi giorni ci hanno manifestato vicinanza».

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