La solidarietà antidoto contro la catastrofe

La ricetta di Jeremy Rifkin, l’economista e saggista della “rivoluzione energetica” tra gli ospiti del quarto Forum internazionale sull’Africa che si apre oggi a Taormina

CATANIA. Profeta per alcuni, visionario per altri. Jeremy Rifkin, appena giunto nel nostro Paese per partecipare da oggi al quarto “Forum internazionale sull’Africa” organizzato dalla Fondazione Banco di Sicilia, è il guru americano che nella crescente solidarietà tra umani “vede” l’antidoto alla catastrofe globale incombente. Insomma, “empatia” contro “entropia”.

Signor Rifkin, nel suo ultimo saggio (“La civiltà dell’empatia. La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi”, pubblicato in Italia da Mondadori) lei cita il progetto formativo “Roots of empaty”. Il ruolo della scuola resta centrale, malgrado tutto.
“Il sistema educativo attuale risponde alle esigenze dei modelli organizzativi da fabbrica ottocentesca, che erano ad altissima entropia (per la seconda legge della termodinamica l'energia diventa progressivamente non disponibile dopo ogni conversione, è questa l'entropia). In altre parole gli attuali modelli educativi sono frutto di una logica meccanicistica secondo cui l'uomo doveva essere una estensione della macchina, e promuovono nozionismo, individualismo e competitività più che merito e spirito di collaborazione, che invece devono essere i criteri ispiratori di una società empatica. Va capovolta la logica delle interrogazioni (“non suggerite!”), e dei compiti in classe (“non copiate!”).  Bisogna incoraggiare gli studenti a condividere il sapere e a sviluppare uno spirito critico, e dunque al contrario bisogna incoraggiarli a “copiare” a “suggerire”, a confrontarsi, a dibattere. Un lavoro fatto da una mente collettiva sarà di una qualità infinitamente superiore a tanti lavori realizzato individualmente e in una logica competitiva”.

Cultura, energia. Sono i suoi ingredienti per la terza rivoluzione industriale.
“Ogni grande rivoluzione economica, è sempre il risultato della convergenza fra nuovi modelli energetici e nuovi paradigmi culturali. La prima rivoluzione industriale ha fatto evolvere il mondo verso la modernità e la razza umana verso un'esplosione demografica senza precedenti, grazie all'intreccio fra macchine a vapore e invenzione della stampa. La seconda grazie all'intreccio fra petrolio, elettricità e telecomunicazioni. La Terza rivoluzione industriale è già cominciata con l'informazione distribuita e interattiva modello internet/cellulari/satelliti, e adesso sta cominciando a convergere con una energia distribuita e interattiva, una vera e propria redistribuzione non solo dell'energia ma anche della ricchezza. Nuovi modelli energetici producono nuovi paradigmi culturali, e viceversa, un reciproco influenzarsi fra tecnologia e evoluzione della coscienza di sé dell'uomo”.

L’empatia, secondo lei, si sviluppa maggiormente nella nostra società, sempre più individualizzata. Paradossalmente, però, si continua a ragionare per categorie: noi-altro, bianco-nero…
“L'empatia è un processo di identificazione con l'altro, con le sue paure, le sue speranze, i suoi desideri, che si è progressivamente allargato nella storia dell'uomo: all'epoca dell'uomo primitivo, dei cacciatori-raccoglitori, si empatizzava solo con gli individui del proprio “clan”, e quelli dei clan avversi sulla collina di fronte erano considerati dei demoni. Poi con le grandi civiltà idrauliche, si creò una coscienza teologica, e l'affiliazione empatica si allargò ai correligionari (ebrei, cristiani, musulmani etc), e non più solo ai legami di sangue. Con la prima rivoluzione industriale e il conseguente crearsi degli stati nazione, si è creata una coscienza ideologica e l'empatia si è allargata ai connazionali. Nella seconda rivoluzione industriale con la creazione dei grandi spazi transnazionali come l'UE, si è sviluppata una coscienza “psicologica” con ulteriore allargamento dei confini geografici dell'empatia. Nella Terza rivoluzione industriale, l'empatia deve necessariamente raggiungere tutti gli esseri umani  Si tratta di un processo in corso e non compiuto, ma comunque  inevitabile. Progressivamente si abbandoneranno gli stereotipi tipici di una società chiusa e si andrà sempre più verso una coscienza “biosferica”(cominciò tutto con le prime foto della terra dallo spazio). Non vedo altrimenti come possiamo tenere insieme 10 miliardi di individui su questo pianeta. Se non raggiungiamo una civiltà empatica e una coscienza biosferica, siamo destinati all'estinzione. E forse in questo caso lo meriteremmo. Le specie vanno e vengono su questo pianeta, e soltanto quelle che riescono a integrarsi, sopravvivono”.



Crede davvero che l’Africa, il Sud del mondo, saranno decisivi per la sopravvivenza del pianeta ? “L'Africa non ha infrastrutture di seconda rivoluzione industriale. Può dunque più facilmente liberarsi e spiccare il volo verso la Terza che si basa invece sul sole e le risorse naturali di cui invece l'Africa è ricca. Prendiamo l'elettricità, che ancora è negata all'Africa perchè le fonti fossili sono fuori della sua portata: è molto probabile che alla fine sia il sole a dare agli africani quell'elettricità che le fonti fossili continuano loro a negare. Del resto questo “salto quantico” è già successo nelle tecnologie delle telecomunicazioni. Intere regioni africane che non hanno mai avuto il telefono fisso, sono passate direttamente alle comunicazioni mobili. L'Africa è la quintessenza dell'empatia. L'empatia non è l'Utopia. Al contrario, l'empatia è la condivisione delle umane sofferenze e imperfezioni. È la sperimentazione della voglia altrui di vivere, della lotta per la sopravvivenza. L'empatia è la base più favorevole per la promozione della democrazia, dell'uguaglianza, della solidarietà”.

Lei prospetta una civiltà “post-globale”, fondata sui governi continentali. Eppure, l’Unione europea non sembra godere di buona salute.
“Si, ma rimane anche un modello per tutti gli altri continenti, non a caso imitato dal sud America, dall'Asia e dalla stessa Africa. Non è un processo facile: è chiaro che è molto più semplice imporre con la forza un ordine politico e sociale. Ma la politica-network dell'UE è l'unica speranza per una umanità progressivamente crescente e con meno risorse a disposizione. Non a caso è proprio il Parlamento Europeo che ha approvato una dichiarazione scritta sulla Terza rivoluzione industriale  ponendo l'obiettivo a lungo termine di una Europa post-carbon. Un documento che è stato approvato dalla maggioranza degli eurodeputati e tutti i Presidenti di tutti i gruppi e da tutte le delegazioni di tutti i 27 paesi. Uno sforzo tremendo, coordinato dal mio Direttore Europeo  Angelo Consoli, che oggi rappresenta la base su cui poggiano le politiche del 20-20-20, il Patto dei Sindaci, a cui ha già aderito anche il Comune di Roma, per introdurre la sostenibilità a livello locale creando benessere, lavoro e redistribuendo la ricchezza. L'Europa ha mille difficoltà, ma ha anche una sua narrazione nuova, fuori dagli schemi ottocenteschi, proiettata verso il futuro. E nei limiti del possibile continuerò ad aiutare i leader europei a stabilire una nuova “governance” basata sull'empatia, e il rispetto dell'ambiente e della persona umana”.

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