Dalla politica arrivino crescita e sviluppo

Domenica l'Arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, nel saluto al Papa ha toccato il tasto dolente del lavoro. Dolente perché ha parlato della disoccupazione crescente in Sicilia, del disagio delle fasce deboli, della scarsa attenzione che la classe politica riserva a questo tema vitale per migliaia di persone.
Osservazione ineccepibile, ovviamente vista la situazione che vive la Sicilia in generale e Palermo. Le parole dell’arcivescovo hanno avuto l’effetto del sasso nello stagno. I maggiori esponenti della politica condividono l’urgenza dell’appello e promettono un impegno diverso. Ma sarebbe opportuno che la politica, nell’impostare una strategia per il lavoro, facesse alcune riflessioni. Il suo compito non è quello di creare lavoro. La sua funzione è quella di creare le condizioni per la crescita e lo sviluppo.
La differenza sembra banale ma, in realtà, è una specie di rivoluzione copernicana. La ricerca del lavoro fine a se stessa non porta da nessuna parte. Solo all'aumento del numero degli stipendi, ma non certo alla creazione di ricchezza. L'occupazione non nasce da sola ma solo dalla crescita economica e dallo sviluppo. Ed è proprio in questa direzione che va indirizzata una linea corretta di politica economica.
E valga il vero. Tutte le analisi economiche concordano sul fatto che solo un aumento del Pil superiore al 3% annuo è in grado di sviluppare nuova occupazione. Al di sotto fiorisce un'occupazione molto fragile che sparisce al primo soffio di crisi. Non a caso il governatore della Banca d'Italia Draghi, chiede al governo dell'Italia di imitare la Germania. Un richiamo quanto mai pertinente perché la Germania ha posto le premesse per una crescita del Pil che ormai si sta stabilizzando sopra la soglia del 3%. Invece l'Italia, ormai da dieci anni, registra variazioni che, nella migliore delle ipotesi, sono pari alla metà. In queste condizioni non è assolutamente possibile combattere in maniera efficace il cancro della disoccupazione. Per fare come la Germania, però, occorrono interventi strutturali. Li ha ricordati lo stesso segretario della Cisl Raffaele Bonanni quando ha parlato di maggior efficienza della burocrazia, di flessibilità del lavoro, di aumenti consistenti di produttività. I sindacati tedeschi hanno accettato l'allungamento dell'orario di lavoro a parità di salario. Il progetto di Marchionne, per rilanciare l'attività degli stabilimenti del gruppo, passa proprio da questo crinale. Le resistenze che incontra dimostrano quanto sia difficile fare impresa e sviluppo in Italia.
Al Sud tutti questi problemi diventano montagne. Il governatore Draghi spiega che il Mezzogiorno è l'area di sottosviluppo più estesa d'Europa. La crisi economica degli ultimi due anni ha allargato la forbice. Nel Sud servono politiche economiche ancora più efficaci che altrove. Antonello Cracolici, esponente di punta del Pd in Sicilia, si interroga sul ruolo della Regione. Parlando del futuro di Termini Imerese si domanda se eventuali azioni di stimolo porteranno dei risultati visto il deserto imprenditoriale. Domanda legittima cui rispondiamo con una riflessione: ma perché le aziende sono scomparse dalla Sicilia? Non sarà forse per colpa delle politiche fin qui intraprese dalla Regione? Non sarà che troppo risorse sono state buttate al vento e non investite? Invece di creare ricchezza sono stati creati fabbricati stipendi. Non lavoro ma solo posti. In realtà il compito della Regione è uno solo. Non deve più preoccuparsi del lavoro ma solo di creare le convenienze relative per favorire gli investimenti in Sicilia. Burocrazia più efficiente, aree attrezzate, un ambiente favorevole all'impresa. Invece è stata scelta la strada dell'assistenzialismo e della clientela. C'era la strada del credito d'imposta che si era rivelata molto produttiva. Non se ne parla più. Come mai? Forse perché l'automatismo insito in questo meccanismo non era d'interesse della classe politica. Un meccanismo che funziona da solo rende superflua l'intermediazione della politica. Sparisce quel diritto di signoraggio che consente di favorire gli amici e bloccare gli altri. Difficile in queste condizioni promuovere lo sviluppo. Molto difficile.

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