Teste accusa avvocato in aula, pagai 450 mila euro per paura

Processo per truffa contro Giovanna Livreri: "Terrorizzò me e mia figlia, convincendoci che la ragazza fosse prossima all'arresto e che i nostri beni stessero per essere sequestrati"

PALERMO. Si è conclusa dopo oltre otto ore, nel tardo pomeriggio, la deposizione di Maria D'Anna, vedova di Ezio Brancato, uno degli amministratori della Gas, Gasdotti azienda siciliana, di cui fu socio di fatto anche don Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso di Palermo.
La donna era teste nel processo contro il suo ex legale, l'avvocato Giovanna Livreri, e l'ha accusata in aula, davanti al giudice della prima sezione del Tribunale di Palermo, Monica Sammartino, di averle truffato 450 mila euro: "Terrorizzò me e mia figlia Monia, convincendoci che Monia fosse prossima all'arresto e che i nostri beni stessero per essere sequestrati. Mia figlia per questo non dormì per mesi a casa, certa che prima o poi l'avrebbero messa in carcere".
A impensierire le Brancato, le estorsioni subite dalla Gas: "Possibile che venissimo considerati complici e non vittime? - ha detto la D'Anna -. Eppure l'avvocato ci diceva così e noi, sapendo che aveva ottime entrature al palazzo di giustizia, le credemmo".
Nel processo è imputato di favoreggiamento anche il professore Gianni Lapis, coimputato di Massimo Ciancimino e come lui condannato nel processo per la sparizione del tesoro del padre di quest'ultimo, don Vito. La Livreri, rendendo dichiarazioni spontanee, ha sostenuto di avere ottenuto regolarmente una parcella concordata con le clienti. La prossima udienza è fissata per il 23 novembre.
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