Palermo, procura indaga su assegnazione beni confiscati

L'inchiesta, avviata in seguito a denunce di associazioni e cittadini e segnalazioni della Prefettura, si è inizialmente concentrata sui criteri adottati dal Comune per scegliere i destinatari. Nel mirino alcune società, come la Live Europe, del successore di Don Pino Puglisi, Mario Golesano

PALERMO. La Procura di Palermo, da mesi, ha aperto diversi filoni di indagine sulle assegnazioni di alcuni beni confiscati alla mafia anche da parte dell'amministrazione comunale.  L'inchiesta, avviata in seguito a denunce di associazioni e cittadini e segnalazioni della Prefettura, si è inizialmente concentrata sui criteri adottati dal Comune per scegliere i destinatari dei beni ed è stata assegnata al pool di pm che si occupano delle indagini sui reati contro la pubblica amministrazione, coordinato dall'aggiunto Leonardo Agueci.  Solo recentemente l'inchiesta è stata coassegnata alla dda perché si accerti la compagine di alcune società assegnatarie di beni: come l'associazione Live Europe, intestata al prete  Mario Golesano, successore di don Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio, di cui ha fatto parte anche Roberta Bontande, figlia del boss Giovanni.  


Nella fondazione "padre Giuseppe Puglisi", presieduta da Golesano, tra i soci fondatori vi è anche Giuseppe Provenzano, consigliere comunale Udc a Giardinello (Pa) ex amministratore della "Alimentari Provenzano" poi diventato socio di Giuseppe Grigoli, presunto prestanome del boss latitante trapanese Matteo Messina Denaro. In un'udienza del processo per mafia, lo scorso gennaio, a Messina Denaro e al suo prestanome, Provenzano ha sostenuto di aver presentato l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro a Grigoli.

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