La politica delle stranezze

Il dibattito della politica degenerata e confusa degli ultimi mesi ci ha abituati a stranezze e sofferenze e la misura non pare mai colma. Il portavoce dei finiani, on. Italo Bocchino lancia il cuore oltre l’ostacolo e, per intimorire chi minaccia il ricorso alle urne in caso di slealtà di Futuro e libertà dice che in alternativa al centrodestra c’è già una maggioranza alternativa.
Mirabile maggioranza, che andrebbe dagli stessi finiani ai dipietristi passando per il Pd. Un magnifico sfoggio di colori diversi, come nella coda di un pavone, che dovrebbe simboleggiare un unico obiettivo: l’abbattimento di Silvio Berlusconi. L’idea, in sostanza, sarebbe quella di un informe ammucchiata il cui unico collante sarebbe l’auspicata liquidazione politica del Cavaliere.
Ma cosa dovrebbe fare questa coalizione di scompagnati? Affrontare la crisi, realizzare le riforme, in una parola governare? Mai più. L’armata dei diversi e dei contrari vorrebbe fare solo una cosetta, cambiare la legge elettorale.
E’ evidente che gli eterogenei capitani di ventura non hanno mai trovato un intesa sui meccanismi elettorali (c’è chi lo vuole tedesco, francese, spagnolo, inglese e uruguaiano eccetera eccetera) ma confidano nella possibilità di imporre un sistema paratruffaldino che colpisca il Pdl e la Lega, i vincitori delle elezioni.
Bella democrazia, bel rispetto della volontà degli elettori. L’ipotesi della mirabolante “maggioranza alternativa” appartiene ai sogni torbidi di chi non ha mai accettato il verdetto elettorale del 2008.
Il capo dello Stato secondo la costituzione al termine delle sue consultazioni in caso di crisi, potrebbe accettare forse una maggioranza alternativa che chiedesse di governare, ma certamente non potrebbe legittimare una maggioranza strumentale decisa soltanto a varare una legge a dispetto, a forzare, cioè, i fondamenti della democrazia.
I fautori dell’eterno ribaltone continuano a sognare senza rendersi conto che il racconto dei loro sogni immiserisce il ruolo della politica e la fiducia dei cittadini in una classe dirigente ondivaga e tentata dalle suggestioni del passato.
Difficile dire se tutti i finiani siano propensi a un connubio con le sinistre e i giustizialisti, oltre che con quegli udc il cui capo è perennemente rivolto all’indietro. Parlamentari a parte, c’è il problema degli elettori.
Davvero accetterebbero una convergenza fra Fini e Bersani, per non dire di Di Pietro? L’on. Bocchino, così prodigo di interviste e di provocazioni, il problema forse dovrebbe porselo.
Sono tutti gli italiani che devono riflettere. Una congiura di Palazzo non può e non deve rovesciare la volontà del popolo sovrano che si è espresso nelle urne. A un certo establishment mediatico e paraculturale può apparire politicamente scorretto difendere o incoraggiare il giovanissimo bipolarismo italiano. Sono in molti d auspicare il ritorno ai maneggi e agli inganni della Prima Repubblica partitocratica, nella quale i cittadini votavano ma la loro volontà veniva manipolata e scambiata in un gioco che non aveva più che un flebile rapporto con le urne.
L’on. Bocchino e altri possono anche sperare che una legge elettorale fatta apposta per i perdenti possa aprire una fase nuova della politica italiana. Ma questo sogno è ingannevole e i cittadini italiani non sono disposti a rinunciare al diritto di scegliere senza interessati mediatori il capo del governo e la sua maggioranza.

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