Le speranze dei siciliani che incontrano il Pontefice

Siamo ormai a pochi giorni dall'arrivo di Benedetto XVI a Palermo e l'attesa si fa sempre più viva.  Trova una Sicilia certamente contrassegnata da problemi vecchi e nuovi, che la crisi sociale ed economica  internazionale hanno aumentato e acuito.
Ma trova anche un popolo cristiano che affonda la propria fede in una storia millenaria e che da questa storia ha saputo far derivare una operosità sociale che ancora oggi cerca di dare risposte alle condizioni degli ultimi e dei più poveri.  Di fronte a questo quadro la domanda più ricorrente è: quale aiuto concreto potrà venire dalla presenza del Papa?
Alcuni hanno risposto riducendo l'evento ad una lettura ideologica, mentre altri hanno addirittura formulato proposte e suggerimenti, quasi a dover dire loro al Papa le questioni di cui dovrebbe occuparsi. Insomma, si passa da chi sa che il Papa non dirà nulla di nuovo a coloro che vorrebbero sentire dal Pontefice solo ciò che credono già di sapere.
Eppure è proprio il rapporto quotidiano con una realtà come la nostra, vissuto senza censure o scorciatoie, che fa riemergere certe domande che sono esistenzialmente decisive. Purtroppo un certo pensiero dominante, tende normalmente a banalizzarle o ad eluderle confinandole, comunque, alla sfera meramente individuale.
Mi riferisco a quelle sul senso della vita, dei rapporti e sulla possibilità di trovare risposta alle urgenze di verità, di bene e di giustizia proprie del cuore di ogni uomo. Queste domande, il cui oggetto viene normalmente catalogato tra le utopie, non ammettono soluzioni teoriche, così come non bastano i riferimenti ad una vaga religiosità
Si tratta, in realtà, di questioni immanenti non solo al vivere della persona ma anche alla dimensione comunitaria che da questa naturalmente discende.  Soltanto l'attrattiva e la commozione suscitate da un incontro, in cui il bene che ciascuno desidera si mostra già operante e persuasivo nell'umanità dell'altro, sono l'inizio di una risposta, del primo manifestarsi di un vero cambiamento in grado di determinare durature conseguenze, anche di carattere sociale.
Ma la questione sta proprio qui: la nostra società non è più abituata a fare esperienza dell'incontro, non è più in grado di comprendere il significato dell'attesa. È per questo che vale davvero la pena di attendere la venuta del successore di Pietro come l'occasione data a tutti i siciliani per il rinnovarsi di un tale incontro. Attraverso la testimonianza che Benedetto XVI offre al mondo intero è Gesù stesso, vivo e presente nell'umanità ferita e redenta della Chiesa, a farsi compagno di ciascuno di noi.
*Responsabile diocesano di Comunione e Liberazione

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