Energia nucleare scelta obbligata

La fiducia al governo Berlusconi era considerata una sorta di «ora X» per l'accelerazione del programma nucleare. Ora l'Enel, l'Edf (il partner francese), l'Ansaldo e tutte le altre imprese impegnate nella filiera dell'atomo attendono la nomina del nuovo titolare al ministero dello Sviluppo economico che il presidente del Consiglio si è impegnato a fare in tempi brevissimi. Al di là delle polemiche sui ritardi di questa nomina, tutti gli esperti e gli imprenditori riconoscono che il sottosegretario Saglia si è impegnato moltissimo per portare avanti il programma energetico, compreso quello nucleare.

L’Enel cerca 1.500 ingegneri
Ricordiamo le novità importanti: l'industria è pronta per realizzare 4 reattori Epr da 1.600 megawatt, come quello che la Edf sta realizzando a Flamanville (con una partecipazione Enel del 12,5%) e un altro progettato a Penly (sempre con la stessa quota italiana). Per questi programmi l'Enel sta già ricercando sul mercato, a cominciare dalle università, 1500 ingegneri (anche la Francia intende assumere 3000 laureati specializzati nei campi della termoidraulica, meccanica dei fluidi, sicurezza, neutronica,ecc.).
Pronta la lista dei siti per le scorie
Nello stesso tempo il ministero, anche senza titolare, ha stilato una lista di 52 siti per ospitare i depositi per le scorie nucleari e il parco tecnologico che potrà contare, a regime, oltre 1000 ricercatori. Per il momento questo elenco (come quello dove sorgeranno i reattori) è segreto, ma si presume che i territori interessati siano quelli del Viterbese, della Maremma, dell'area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane e alcune zone del Piacentino e del Monferrato.

Forti incentivi alle Regioni
Il deposito nazionale delle scorie sarà individuato con le regioni che - come è avvenuto in Spagna,in Francia e in altri paesi europei - entreranno in gara per ottenere i forti incentivi economici che saranno offerti dall'Enel, dalla Sogin e dall'Agenzia per la sicurezza nucleare (che dovrebbe entrare in funzione entro l'anno). Tutto questo per prevenire, sulla scorta dell'esperienza del passato, manifestazioni e strumentalizzazioni da parte di gruppi ideologizzati e dei fondamentalisti verdi che, già adesso, continuano a utilizzare l'arma della disinformazione per alimentare la paura. Fra le «bufale degli oppositori del nucleare- fa notare Enzo Gatta, presidente dell'Ain (Associazione italiana nucleare)- una delle preferite, accanto alla contrapposizione con le fonti rinnovabili, consiste nell'affermazione che l'attuazione del piano italiano comporterà l'impiego di danaro pubblico. Questo è totalmente falso, non un centesimo di euro è richiesto ai contribuenti per sviluppare la tecnologia nucleare. Al contrario, purtroppo, non si deve ignorare che lo sviluppo delle rinnovabili richiederà ancora per molti anni un sostegno economico da parte dei consumatori di energia elettrica e che questo nel 2020 sarà dell'ordine di 6-8 miliardi di euro».
Ma la vera sorpresa ci viene ora da una ricerca, ancora riservata, dell'Enel-Edf-The European House, «Il nucleare per l'economia, l'ambiente e lo sviluppo».
Il nucleare è l’energia più pulita
I nucleare viene sempre di più scelto, non solo in Occidente (in Cina,in Giappone, Russia, ecc...) perché è l'energia più pulita per l'ambiente, più economica e più «sicura», prolungando la vita delle centrali esistenti o realizzandone di nuove (61 cantieri a fine giugno 2010).
Qual è la situazione italiana? Dipendiamo dall'estero per l'86% del fabbisogno di energia primaria (di cui il 75%, quota fra le più alte al mondo, dai combustibili fossili). Nel biennio 2008-2009 non abbiamo rispettato i vincoli di Kyoto e, se si continuerà in questo modo, potremmo rimetterci centinaia di milioni di euro l'anno.
L’Italia dipende dall’estero
Produciamo l'elettricità, per oltre il 66% (media Ue,27%),ricavandola da gas, petrolio e derivati: fonti che alterano il clima,oltre ad essere costose e volatili. Siamo,inoltre,i primi importatori al mondo di elettricità (14% dei consumi). Aggregando l'importazione di combustibili solidi, l'Italia dipende dall'estero per oltre 7/8 del fabbisogno. A tutto questo si aggiunga che il prezzo dell'energia elettrica per imprese e cittadini è superiore del 25-30% sulla media degli altri paesi Ue.
Secondo la ricerca introdurre il 25% di nucleare nei consumi elettrici comporterà,nei prossimi 10 anni, minori emissioni per 236/381 milioni di tonnellate di C02 e un risparmio di 32/57 miliardi di euro.
Le centrali sono sicure
La polemica sulla sicurezza, sempre alimentata dagli ambientalisti più ideologizzati, non ha molti argomenti. Nel mondo, in più di 14.000 anni-reattore di funzionamento vi sono stati solo due incidenti: quello di Chernobyl (provocato da un esperimento dei tecnici dell'ex Urss) e di Three Mile Island (che non causò alcuna vittima). «Oggi gli standard di sicurezza sono così elevati che rendono impossibile il ripetersi di situazioni simili». L'industria nucleare infatti è la più controllata al mondo.
Anche la questione delle scorie - argomento principe dei «no al nucleare» ha trovato una soluzione, soprattutto per quelle a media attività, mentre per quelle ad alta radioattività sono in fase di studio soluzioni per lo stoccaggio definitivo di lunghissimo periodo in Italia.
Come si è accennato, il ritorno al nucleare rappresenta una grande opportunità di sviluppo industriale per il nostro paese,con apporti positivi per l'occupazione. Oggi il 55-60% di una centrale può essere realizzata dalla nostra industria (pari a 2-3 miliardi di euro): percentuali che potranno presto salire al 75-80%. Per l'occupazione, sempre secondo la ricerca Enel-Edf,si prospettano 9.000 posti di lavoro nella fase di costruzione di ciascun impianto (3000 diretti e 6000 indiretti); da 1100 a 1300 in fase di esercizio e 150 diretti in fase di decommissioning. Il programma nucleare italiano costituisce poi un «trampolino di lancio» per entrare nel grande circuito mondiale dell'atomo, in forte espansione ovunque, dove può acquisire importanti commesse: un mercato stimato da 400 a 500 miliardi di euro per i soli reattori già pianificati.
C'è anche da considerare l'effetto moltiplicatore economico-industriale del ritorno al nucleare in Italia, sul terreno della riduzione dei costi e delle tariffe dell'energia elettrica e del miglioramento di tutta la filiera energetica nazionale, con sensibili vantaggi per i settori dell'industria e dell'artigianato e per le famiglie. Infatti ,l'introduzione del nucleare (25%) nel mix dell'energia elettrica, può portare a un incremento di produzione da 4,5 a 11 miliardi di euro l'anno e a un aumento di occupazione da 38 a 81 mila unità l'anno.
Troppi i pregiudizi
Per raggiungere questi obiettivi, fanno notare gli esperti che hanno elaborato la ricerca, è necessario superare i pregiudizi sul nucleare, che ancora oggi alimentano disinformazioni e strumentalizzazioni politiche di verdi e uomini che si sentono in diritto di difendere scelte sbagliate del passato (il referendum del 1987 che fece chiudere le nostre quattro centrali dopo Chernobyl, ecc.). «Sul nucleare in Italia si ha una diffusa ignoranza informativa. Da gennaio 2005 a giugno 2010 ha avuto spazio per 0,04% del prime time dei telegiornali, meno di un articolo al giorno sulla stampa». Non solo, ma la maggior parte delle informazioni riportano opinioni personali (spesso ideologizzate), mentre vengono ignorati i problemi strettamente connessi all'economia, all'inquinamento e all'ambiente, alla diversificazione e sicurezza degli approvvigionamenti, ai prezzi e costi dell'energia, ecc...). Solo col confronto delle opinioni, sulla base di dati certi, è possibile riavviare il programma energetico nazionale, col consenso dell'opinione pubblica: una scelta strategica da cui non dipende solo il rilancio del nostro sviluppo economico, ma l'affermazione degli interessi dell'Italia nei tanti e diversi tavoli decisionali nel mondo.

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