Carboni rivela: ho rischiato di morire nell’alluvione di Messina

Il centrocampista del Catania era bloccato con la sua auto nella zona che poi fu invasa dal fango. “E’ stato il giorno più brutto della mia vita”

Sicilia, Qui Catania

CATANIA. "Ho vissuto una notte intera di  spavento, chiuso nella mia auto: è stato il giorno più brutto  della mia vita, non vorrei neanche ricordarlo". Non riesce a dimenticare il 1 ottobre dello scorso anno Ezequiel Carboni, il centrocampista del Catania che la sera della tragica alluvione di Messina in cui morirono 37 persone era bloccato con la sua auto nella zona che poi fu invasa dal fango.     
"Stavo rientrando a Catania da un controllo medico a Messina - ha rivelato per la prima volta il calciatore in un'intervista  a Sky - pioveva a più non posso e la polizia ci ha fatto  deviare sulla strada statale. C'erano 500 auto in fila e c'era tanto, ma tanto fango. Io ho avuto fortuna perché ho fatto marcia indietro e mi sono rifugiato in una stazione di servizio. Ho trascorso tutta la notte lì - ha ricordato il giocatore  argentino - e mi sono salvato. Se non fossi tornato indietro non so se ce l'avrei fatta. Sono stato 'liberato' l'indomani alle  13, la squadra è partita in ritiro ma io no, sono rimasto a  casa. Dopo venti giorni sono tornato a recuperare la mia auto e  ho visto un paese distrutto". "Ancora oggi - ha osservato Carboni - penso spesso a chi ha  perduto la casa, a chi è morto. E' stato il giorno più brutto  della mia vita, ho pensato che non sarei riuscito a tornare a  casa. A me è andata bene, ma agli altri... E' stata una cosa  terribile...".  

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