Berlusconi al Senato: "Maggioranza più forte"

Il presidente del Consiglio, il giorno dopo il voto di fiducia a Montecitorio, ammette però che a volte è tentato di mollare

ROMA. Nel 'day after' del voto di fiducia Silvio Berlusconi ostenta ottimismo, ma anche un pizzico di stanchezza e forse delusione, visto che pubblicamente ammette che a volte sarebbe tentato di mollare.     
Il presidente del Consiglio arriva a palazzo Madama per illustrare anche ai senatori il discorso programmatico su cui il governo ha incassato ieri la fiducia a Montecitorio. Risultato che il Cavaliere rivendica immediatamente: "La Camera ha confermato la fiducia al governo con una maggioranza più ampia e articolata". Il tutto, aggiunge nel tentativo di smentire l'accusa di compravendite, con il consenso di "diversi altri deputati che hanno liberamente, e dico liberamente, ritenuto di assumersi la responsabilità delle riforme".     
Insomma, a detta del premier "la maggioranza oggi è più forte: questo - sottolinea - è l'unico vero dato emerso dal voto di ieri, non certo confusi calcoli di aritmetica parlamentare che non appassionano me e certo non appassionano gli italiani". Un chiaro riferimento a 'quota 316', la soglia che avrebbe sancito l'autosufficienza del governo dai finiani, su cui per settimane hanno insistito i vertici del Pdl. Obiettivo fallito, ma di cui Berlusconi sembra non curarsi. Anzi, parla di "risultato largamente positivo" che lo "conforta" poiché "ora il governo è nelle condizioni" non solo di "completare la legislatura", ma anche di fare le riforme necessarie al Paese.     
Il Cavaliere espone i 5 punti programmatici già illustrati ieri a Montecitorio. A parte alcuni passaggi a braccio, il testo del discorso è il medesimo. Difende il federalismo sostenendo che non determina alcuna "divaricazione" fra Nord e Sud, ma rappresenta al contrario un "vantaggio soprattutto per il Mezzogiorno" e senza "costi aggiuntivi". Conferma la promessa di una "graduale riduzione" della pressione fiscale, assicurando che il quoziente familiare "resta un obiettivo fondamentale". Ribadisce anche l'intenzione di procedere con la semplificazione e razionalizzazione del sistema fiscale. Anche sulla giustizia gli obiettivi non cambiano: parla di "riforma complessiva" della giustizia, sia civile che penale; di maggior equilibrio fra difesa e accusa; di eliminare l'uso "politico della giustizia" che crea "squilibri" fra poteri. Ribadisce quindi l'intenzione di procedere alla riforma "costituzionale del Csm" e sostiene il bisogno di "rafforzare la normativa sulla responsabilità dei magistrati che sbagliano" oltre a quello di procedere con una legge per la "tutela delle alte cariche dello stato". Infine, ribadisce di voler intervenire per ridurre la "durata dei processi", anche attraverso maggiori risorse alla giustizia.     
In tema di sicurezza rivendica i successi nel contrasto alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina. Infine, sul Mezzogiorno, promette "adeguate strutture materiali e immateriali". Poi, tornando sulla promessa di terminare la Salerno-Reggio Calabria entro la fine della legislatura, che ieri aveva scatenato brusii ironici dall'opposizione, il premier ha definito la A3 un "punto sanguinante, una ferita aperta”.

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