Giovani e famiglia, due questioni urgenti

Palermo e la Sicilia accolgono Benedetto XVI ponendo sul tappeto due questioni che oggi si presentano decisive per tutti, credenti e non credenti: quella dei giovani e quella della famiglia. Nei due giorni che precedono la visita, venerdì e sabato, all'Hotel Saracen, si terrà un importante convegno a cui parteciperanno rappresentanti di associazioni specializzate ed esperti provenienti da tutta l'Isola, per fare un bilancio della situazione e per interrogarsi sulle prospettive.
Promotrici dell'iniziativa sono la consulta regionale di pastorale giovanile e quella di pastorale familiare, coordinate dal vescovo delegato dalla Conferenza Episcopale Siciliana per questi due settori, mons. Mario Russotto. Il titolo stesso dell'evento - «Lo sguardo del coraggio… per una educazione alla speranza» - è significativo dell'intento dell'iniziativa (ecclesiale, ma non per questo confessionale), che è quello di aprirsi a 360 gradi per captare tutti i segnali e le voci della società siciliana che possono indicare piste di speranza per il futuro.
Dei giovani oggi si parla molto, soprattutto per denunziarne la problematicità, il vuoto di valori, l'inquietante imprevedibilità. Raramente si dice che in ogni epoca essi sono stati portatori di dubbi e di contestazioni nei confronti degli assetti creati dalle generazioni precedenti e che non vi è perciò nulla di strano nel fatto che lo siano anche nel nostro tempo.
Ciò che è strano, piuttosto, è che siano gli adulti, oggi, a non avere nulla da dire loro. L'emergenza educativa, se c'è, non è dei ragazzi, ma degli educatori, che non sanno più a che cosa educare i propri figli e i propri alunni. Sono loro a proiettare sulle nuove generazioni il loro vuoto e a chiamarlo «problema giovanile».
In passato, nel bene o nel male (purtroppo spesso anche nel male), i «grandi» avevano potuto additare degli ideali, giusti o sbagliati, delle «cause» a cui dedicarsi, delle visioni della vita che avevano potuto costituire per chi veniva dopo di loro un punto di riferimento. Oggi no. Basta guardare lo squallore dei nostri scenari politici per averne una prova. Le ideologie potevano essere fuorvianti, ma erano pur sempre una proposta che mirava a dare significato alla vita individuale e collettiva. Nella nostra società un grande silenzio è calato, non sull'una o l'altra prospettiva di senso, ma sul problema stesso del senso. Come stupirsi che i giovani reagiscano con la tacita protesta dei loro eccessi, della loro mancanza di regole, talora dei loro tragici gesti?
Questo rimanda al tema delle famiglie. La ricerca del senso della vita non può essere una vicenda meramente soggettiva, che il singolo vive nel segreto della sua coscienza. Essa deve maturare in un contesto di relazioni umane, nell'esperienza vissuta di valori condivisi e praticati in una comunità, a partire dalla testimonianza di chi questi valori non si limita ad enunciarli, ma li traduce nel proprio stile di comportamento quotidiano. Il «luogo» fondamentale in cui questo dovrebbe realizzarsi è la famiglia. Se oggi i giovani sono allo sbando, è perché lo sono le famiglie a cui appartengono, o meglio, perché lo è il modello stesso di famiglia che potrebbe garantire un vero percorso educativo. In questo clima culturale, anche i genitori bene intenzionati non si trovano più sostenuti nel loro impegno da una società che lo condivida e finiscono per rassegnarsi.
Se vogliamo uscire da questa palude, che consegna l'educazione dei nostri ragazzi alla televisione, a Face Book e alla comitiva dei pari, è urgente un nuovo patto sociale rivolto alla riscoperta di un orizzonte condiviso - o per lo meno condivisibile - di senso e di valori, trasversale alla famiglia, alla scuola e alla Chiesa. Sì, perché la Chiesa è anch'essa chiamata a ripensare la propria proposta educativa. Non è un caso che, anche a livello nazionale, la Conferenza Episcopale Italiana abbia scelto il tema educativo come filo conduttore per il prossimo decennio pastorale.
In Sicilia si riparte con il convegno del Saracen. Sarà concluso dal Papa, domenica, in piazza Politeama. Da lui, che tra i primi ha sollevato, con il suo grido d'allarme, il problema dell'emergenza educativa, verranno sicuramente, dopo quelle del convegno, delle ulteriori, autorevoli indicazioni. Ma sarà comunque solo un punto di partenza. Il resto dobbiamo farlo noi.

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