Quelle dittature che hanno segnato il secolo scorso

Le dittature, i regimi autoritari, il fascismo: sono temi che continuano ad affascinare gli storici che approfondiscono sempre di più le cause, le radici, le dinamiche, attualizzate, anche dalla rinascita di gruppi neonazisti e neofascisti in diverse parti d'Europa. Sicuramente il libro più importante e completo sul fascismo, pubblicato di recente, è quello di Stanley G. Payne (Il fascismo, Newton Compton editori). L'autore è il più noto storico della Spagna, molto apprezzato come studioso di storia del fascismo, docente di storia all'Università di Wisconsin-Madison. Il suo saggio, di oltre 600 pagine, è una sorta di enciclopedia del fascismo. Infatti, l'autore non si occupa solo del regime di Mussolini, ma anche della storia del nazismo di Hitler, del franchismo in Spagna,del salazarismo in Portogallo, e dei movimenti e regimi poco conosciuti in Europa e in altri Paesi. Vista l'autorevolezza dell'autore, questo saggio rappresenta un testo fondamentale per conoscere la nascita e lo sviluppo di movimenti ultranazionalisti, poi diventati fascisti. Payne esamina, in particolare, il ruolo della violenza nell'ideologia fascista ed esplora le ragioni dell'attrazione di queste idee dell'estremismo di destra, tornate d'attualità, come confermano le cronache sulle violenze perpetrate da gruppi neonazisti e antisionisti. Questo interessante saggio ci fa sorgere l'interrogativo: perché nessuno studioso ha mai pensato di cimentarsi su un lavoro analogo nei confronti dei regimi comunisti, di quelli dell'est Europa (per fortuna cancellati) e anche degli altri sistemi che ancora sopravvivono (Cina, Vietnam, Cuba)?
Sempre del fascismo si occupa lo storico inglese Donald Sassoon (insegna storia moderna al Queen Mary College di Londra) con l'agile saggio Come nasce un dittatore (Rizzoli). L'autore racconta l'ascesa di Benito Mussolini, un abile giornalista che ha sfruttato al massimo le favorevoli condizioni politiche per instaurare un regime autoritario. Infatti, sottovalutato dagli oppositori, il capo del fascismo approfittò delle debolezze di un sistema parlamentare e delle spaccature interne dell'opposizione per affermarsi come portavoce di un regime forte. Il 29 ottobre 1922 il futuro dittatore arrivò a Roma col treno notturno da Milano per ricevere dal re l'incarico di formare il nuovo governo, in testa al corteo delle Camicie nere, che avevano messo in scena la «marcia su Roma»: una adunata di qualche migliaio di facinorosi col gagliardetto nero che poteva essere facilmente spazzata via dai carabinieri. Ma il re non lo volle, dando il «via» a quel ventennio fascista che ci ha portato tanti lutti e rovine. Fra le tante violenze del fascismo, ricordiamo quelle sulla comunità ebraica, come documenta anche un libro appena uscito di Liliana Picciotto, L'alba ci colse come un tradimento (Mondadori). L'autrice, che è la più importante storica della Shoah in Italia, racconta le tragiche vicende nel Campo di Fossoli (Carpi), in cui, fra il dicembre 1943 e l'agosto 1944, vennero raccolti 2.844 ebrei arrestati nell’Italia del nord, occupata dall'esercito nazista. In quel periodo la persecuzione antiebraica, iniziata con le leggi razziali del 1938, venne fortemente accelerata con la Repubblica sociale. Gli ebrei venivano arrestati, con la confisca di tutti i loro beni, e deportati nei lager tedeschi. L'autrice si avvale di migliaia di documenti, anche inediti, facendo rivivere quella tragedia attraverso le voci delle vittime, dei carnefici e di tutti coloro che fecero da «spettatori».
Infine, segnaliamo un saggio molto importante di Antony Beevor, D-Day- La battaglia che salvò l'Europa (Rizzoli). L'autore, ex ufficiale inglese e studioso di storia militare, ha ricostruito in un libro di circa 650 pagine, la più importante battaglia della seconda guerra mondiale, quella che pose termine al conflitto e, insieme ad esso, il crollo dei regimi fascisti e nazisti dell'Europa. Fu «il giorno più lungo» quel 6 giugno 1944, che vide impegnati oltre 5.000 navi, più di 150 mila soldati (20 mila paracadutati dalla costa francese). L'operazione Overlord, così si chiamò, fu decisa dopo opinioni diverse di Churchill, del generale Montgomery e di Eisenhower che si assunse tutta la responsabilità di quella grande iniziativa militare. Quella battaglia salvò l'Europa ma ancora oggi se ne discute per l'alto numero di vittime: una carneficina che forse si poteva contenere. Ma tutto questo fa parte di quel «senno di poi» che i generali non possono mai prevedere. Come del resto avviene ancora anche nelle guerre di oggi.

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