Aereo fuori pista, subito risposte chiare

Conteremo i giorni. Fino al ritorno alla piena normalità, daremo conto di progressi e ritardi e spiegheremo i motivi che stanno dietro a entrambi

1.Quando ieri pomeriggio, alle 14 in punto, un volo Meridiana senza passeggeri a bordo si è staccato dall’unica pista disponibile, per andare a «riposizionarsi» a Olbia, su Punta Raisi splendeva un tiepido sole. Che, a stretto giro di metafora, tiepido rischia di restare ancora per almeno due settimane. Ché tanto tempo dovrà ancora passare prima che nello scalo palermitano vengano rimosse le scorie del drammatico atterraggio del volo Wind Jet di venerdì sera. Due settimane, cioè una quindicina di giorni. E noi da oggi cominciamo a contarli. Perché sul percorso verso il ripristino della normalità dovranno restare accesi attenzioni e fari mediatici. Stiamo parlando di un aeroporto che muove ogni anno quasi 5 milioni di passeggeri e che non può permettersi minimamente il lusso di rimanere periferico neanche un giorno di più.
I vertici di Gesap garantiscono che già oggi tutti i voli previsti sia in partenza che in arrivo dovrebbero non subire tagli, al netto di possibili rallentamenti legati alla rottura dell’antenna che «controlla» le fasi di atterraggio in condizioni di precaria visibilità. E proprio la sicurezza sugli atterraggi è il primo punto di non ritorno: Vito Riggio, presidente di Enac, dice che si sono persi cinque anni in chiacchiere e controversie, con il sindaco di Isola delle Femmine che si sarebbe opposto al posizionamento del macchinario che segnala il fenomeno del wind shear, «perché devo tutelare la salute della gente». Bene: adesso è il momento che tutti siano in grado di discutere con tutti, per garantire il massimo della sicurezza a chi vola e al contempo il massimo della garanzia per chi vive nei dintorni. Insieme. Senza che l’una cosa escluda l’altra. Non è ammissibile che si deroghi su certi aspetti. Così come riteniamo fin d’ora inammissibile l’eventuale giochetto dei distinguo sulle competenze, sport molto diffuso a queste latitudini.
La posta in gioco è parecchio alta, attorno allo scalo Falcone Borsellino si registra un movimento di affari e sviluppo al quale per nessun motivo si possono porre limiti e paletti. Bisogna fare squadra, chi è chiamato a dare risposte le dia, chi è chiamato a rimboccarsi le maniche lo faccia. Il tutto naturalmente attraverso meccanismi di limpida trasparenza e esaustiva informazione che invochiamo fin d’ora. Ogni giorno, fino al ritorno alla piena normalità, daremo conto di progressi e ritardi e spiegheremo i motivi che stanno dietro a entrambi. Pretendiamo risposte chiare e inequivoche garanzie. Al centro deve esserci soprattutto la chiarezza per il viaggiatore. Al quale si dovranno risparmiare sacche di incertezza sulla programmazione delle proprie attività, dei propri spostamenti, della propria vita. Non vogliamo che sia la cabala a decidere se un aereo parte o arriva. Da oggi e per i prossimi quindici giorni. Speriamo non uno di più.

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