Aereo fuori pista, la sicurezza prima di tutto

«In attesa di un severo peggioramento delle condizioni meteorologiche, previsto per la serata di venerdì...» così iniziava il bollettino di allerta meteo della Protezione civile. Un avviso come tanti, che però in un aeroporto come quello di Palermo evoca un mostro invisibile ed insidioso. Si chiama wind shear; è un fenomeno atmosferico generato da una variazione improvvisa del vento, in intensità e direzione.
Risulta particolarmente pericoloso durante la fase di atterraggio, perché inganna il pilota sul corretto assetto di discesa che il velivolo deve assumere portando, in alcuni casi, a gravi incidenti. Il fenomeno non è nuovo per l'aeroporto Falcone-Borsellino che già almeno un'altra volta ha visto un aereo di linea, preso nella morsa del wind shear, allungare la propria corsa, fino a raggiungere il mare con la prua. Venerdì, invece, l'aereo ha toccato terra qualche centinaio di metri prima della testa della pista, accorciando la propria corsa. Ma il mostro sembra essere sempre lo stesso. Il rischio del wind shear può essere fronteggiato attraverso speciali dispositivi, in grado di percepire le variazioni di intensità e direzione del vento e dare così un avviso importante ai controllori di volo che, a loro volta, possono mettere in allerta i piloti nella delicatissima fase dell'avvicinamento. Già nel 2005 veniva annunciata la installazione a Palermo di un sistema per contrastare il wind shear. Il progetto, in collaborazione tra Enav, Enac e Gesap, veniva presentato come «il terzo in ambito mondiale e il più avanzato come integrazione tecnico-operativa». Avrebbe dovuto essere il frutto di una cooperazione tra industria ed enti di ricerca, in raccordo con la quotata Federal aviation administration (Faa) e portava con sé un annuncio non da poco: «I risultati acquisiti dal programma di Palermo diventeranno, per metodologia e per contenuti, un modello di riferimento per gli altri aeroporti interessati dal fenomeno». Inutile dire che, cinque anni dopo, nulla di tutto questo si è concretizzato, nonostante l'evidente «interesse» di quei cinque milioni di passeggeri che ogni anno utilizzano il «Falcone-Borsellino». Senza entrare in complicati dettagli tecnici, serve però ricordare che il «sistema» previsto integrava una serie di rilevatori a terra nella zona aeroportuale, già all'epoca installati, con un radar meteorologico, capace di leggere, come dicono gli addetti ai lavori, fino a venti metri dal suolo. Il radar doveva essere realizzato entro giugno del 2006 e posizionato nel sito della Marina mercantile italiana nei pressi di Isola delle Femmine. E qui è cominciata la bagarre ambientalista, preoccupata dall'inquinamento elettromagnetico e dal rischio per la prevista e mai realizzata riserva marina. Ambientalisti, assessori regionali in carriera, comitati cittadini hanno intrapreso una dura battaglia, paventando il rischio di pericoli per la salute umana. Nell'ottobre del 2009 il Tar di Palermo ha però respinto il tentativo di opposizione del comune di Isola delle Femmine. Con tutto il rispetto che si deve ai cittadini in buona fede e legittimamente impegnati nella salvaguardia dell'ambiente in cui vivono, non si possono tuttavia ignorare le altre facce della medaglia. La ricorrenza degli incidenti determinati dal wind shear è prima di tutto frutto di una scelta infelice, quella di collocare l'aeroporto palermitano in un'area a rischio, a nord-ovest della città, piuttosto che nella zona nord-est. Storia antica questa, per la quale abbiamo già pagato un drammatico conto in vite umane. Sarebbe meglio evitare, dopo almeno due incidenti con feriti e senza morti, di incrementare il tributo di vite umane. È un tema che riguarda le autorità e che include anche la ricerca delle garanzie più acconce per gli abitanti di Isola delle Femmine. Anche se nessuno può escludere che questa storia del campo elettromagnetico generato dal radar, sia analoga a quella dei termovalorizzatori. Su questi impianti, previsti e disciplinati da leggi dello Stato, si è scatenata una guerra di religione, salvo poi a scoprire che hanno limiti rigidissimi di emissione, di gran lunga inferiori ad esempio a quelli di una centrale termoelettrica, di una raffineria o magari di una cementeria. Ma si sa, su certe battaglie, spesso si costruiscono brillanti carriere politiche... E così si difende la vita dell’ambiente dimenticando la sicurezza e la vita dell’uomo. fondi@gds.it

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