Neonato in coma, la madre: "Dovevo fare il cesareo ma il primario si è opposto"

Lo dice Ivana Rigano, la donna che il 13 settembre scorso ha partorito al Papardo di Messina: "E' stato tremendo, ho subito lacerazioni e il bimbo ha avuto difficoltà di ossigenazione"

MESSINA. "Non so se i medici hanno litigato, so di certo che ero giunta all'ospedale Papardo dove, a parere di tutti i medici avrei dovuto partorire con un cesareo, viste le dimensioni del bambino, che pesava 4 chili 150 grammi. Ma il primario, Francesco Abate, è intervenuto, sostenendo la tesi del parto naturale e vietando il cesareo. E' stato tremendo: ho subito lacerazioni, il parto è stato difficilissimo, il bimbo ha avuto difficoltà di ossigenazione, subendo danni". E' quanto afferma Ivana Rigano, la donna che il 13 settembre scorso ha partorito al Papardo di Messina, che ha anche detto che il primario Abate "ha tolto di mano a mio marito il documento nel quale si assumeva la responsabilità di far praticare il cesareo, dicendogli 'non firmi niente, facciamo il parto naturale'".
Giunta nel pomeriggio al Policlinico di Messina, dove il bimbo è ricoverato in coma al reparto di terapia intensiva, la donna, insieme al marito Nicola Mangraviti, 34 anni, ricorda quei terribili momenti: "Non avrei mai pensato a un parto naturale - aggiunge - perché le dimensioni del bambino lo sconsigliavano. L'unico a insistere per questo metodo è stato il primario Francesco Abate, mentre gli altri suoi colleghi erano favorevoli al cesareo, anche se non l'hanno praticato. Per questo ci siamo rivolti alla magistratura".
Quanto alle accuse rivolte dal primario ai parenti della puerpera, che avrebbero aggredito i medici, la donna afferma che "sì, c'era stato un battibecco tra i sanitari e i familiari di qualcuno che aveva partorito o stava partorendo, ma mio marito e le persone a noi vicine sono estranei a questo episodio".

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