L'interesse sempre vivo per il Vaticano

Sullo Stato più piccolo, più ricco e più potente del mondo, il Vaticano, c'è stato sempre un grande interesse da parte di giornalisti e scrittori. Anche in queste ultime settimane sono diversi i libri dedicati allo Stato della Chiesa cattolica. Fra i tanti abbiamo scelto quello di Alexander Smoltczyk, Vatikanistan (Fazi ) L'autore è stato per molti anni corrispondente da Roma del settimanale Der Spiegel. È un libro rigoroso e ricco di curiosità e di notizie «leggere».
Con una provocazione divertente, Smoltczyk spiega perché il tasso di criminalità nella Città del Vaticano è più alto che a San Paolo del Brasile. Ci racconta perché esiste un ufficio dell'anagrafe, nonostante che in quel territorio esistano più single che in tutta Manhattan; ci parla dei negozi tax free, della stazione ferroviaria, del canale tv e di tante altre curiosità della vita all'ombra di San Pietro, anche sugli aspetti meno conosciuti. Ad esempio,sul ruolo delle donne tra le Mura Leonine, sull'economia e sulle attività produttive negli uffici, sulle tendenze della moda all'interno della Curia, sui sistemi fantasiosi per entrare nei luoghi «proibiti» e su altri aspetti, anche piccanti, della vita nella città pontificia. Una guida informale che, per l'interesse che sta suscitando, viene molto richiesta nelle librerie e imitata da altri autori.
Ma c'è un altro libro, sicuramente più dissacrante, pubblicato dallo stesso editore, di cui è autore il giornalista francese Philippe Simonnot (Il mercato di Dio, Fazi editore). In questo saggio si esplora soprattutto l'aspetto economico delle tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islamismo). «Ogni monoteismo - scrive l'autore - tende alla distruzione della concorrenza sul “mercato” delle religioni, cosa che implica la fede in un dio unico, esclusivo e diverso da quello degli altri. In una parola, un monopolio. Ecco perché, nel corso dei secoli, è stata incoraggiata la riscossione delle decime, delle donazioni, delle offerte: «imposte involontarie» che, nel tempo, hanno foraggiato le spese quotidiane dei ministri del culto (e talvolta anche i loro dispendiosi investimenti)».
L'analisi è molto ampia e riccamente documentata. Il principio (economico) è semplice: «Un Dio unico funziona più facilmente da mediatore finanziario per coloro che lo servono rispetto a una moltitudine di dei che si fanno concorrenza». I dati citati fanno riflettere i credenti e i non credenti ma penso che non sia scandaloso e tanto meno offensivo conoscere e discutere su aspetti, certo poco religiosi, ma importanti per la stessa sopravvivenza delle chiese e confessioni religiose. E non solo di quelle monoteiste.
C'è un saggio appena pubblicato da Piemme che si è posto l'obiettivo di ricordare i meriti storici del cristianesimo. Lo ha scritto Francesco Agnoli, uno studioso di dottrina cristiana che ha pubblicato diversi libri (Indagine sul cristianesimo). Credo sia utile questo libro in un'epoca in cui si mette tutto in discussione, anche le radici della nostra religione. Questa è la ragione per cui l'autore contesta «l'accozzaglia di racconti folcloristici» a cui viene spesso ridotto il cristianesimo. E non sempre vengono valutati nella giusta luce i contributi che il cristianesimo ha portato in tema di sviluppo della civiltà (la protezione dell'infanzia, l'abolizione della schiavitù, la lotta contro la magia, la rivalutazione del ruolo della donna, l'impegno per la giustizia sociale, per l'assistenza agli emarginati e ai poveri, per la tutela della famiglia). Nessuno mette in discussione questi meriti della Chiesa cattolica e fa bene quindi Agnoli a ricordarli. Ma tutto questo non ci deve fare ombra, non ci deve cioè impedire di denunciare, criticare e discutere scelte sbagliate, eccessi e scandali interni all'istituzione religiosa.
Infine vorremmo segnalare un libro curioso che riguarda la figura di Gesù Cristo. Sappiamo che molti studiosi, scrittori e giornalisti si sono cimentati nella ricostruzione di questa figura chiave del cristianesimo ma lo scrittore americano Philip Pullman (Il buon Gesù e il cattivo Cristo, Ponte alle Grazie) è riuscito a raccontare, attingendo ai Vangeli, la storia della vita del figlio di Dio. Lo ha fatto in forma smagliante, con un linguaggio semplice, immediato, senza retorica e senza sacralità. Il libro ha già registrato un grande successo di vendite, ma ha provocato anche molte polemiche. C'è anche un giornale (The Church of England Newspaper) che ha definito il libro di Pullman ,«magnifico ma cinquecento anni fa l'autore sarebbe finito sul rogo come eretico».

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