Brusca interrogato: quei soldi sono risparmi di una vita

L'ex boss ha poi parzialmente ammesso di avere intestato beni che definisce di poco conto all'imprenditore Salvatore Sottile

PALERMO. Terminato l'interrogatorio del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, sentito nel carcere di Rebibbia a Roma dai pm della dda di Palermo che lo indagano per riciclaggio, tentativo di estorsione e illecita intestazione di beni. I magistrati contestano al collaboratore di avere nascosto e gestito dal carcere un patrimonio non dichiarato allo Stato contrariamente a quanto prevede la legge del 2001 sui pentiti.           
Sui 188 mila euro trovati a casa della moglie Brusca ha detto che si trattava "dei risparmi di una vita". L'ex boss ha poi parzialmente ammesso di avere intestato beni da lui definiti, però, di poco conto all'imprenditore Salvatore Sottile. La circostanza era emersa da una lettera scritta dall'ex capomafia al prestanome: nella missiva Brusca ammetteva di "avere omesso pudoratamente di riferire di quei beni ai giudici" e minacciava l'imprenditore per invitarlo ad obbedire.Mentre sugli investimenti che, secondo i pm, l'ex boss stava facendo tramite il cognato, il detenuto ha sostenuto che si trattava di "meri progetti". Brusca rischia ora l'estromissione dal programma di protezione.        

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