Scuola devastata, la delusione di mia figlia

Mia figlia, di appena tre anni, avrebbe dovuto avere il primo contatto con la sua scuola materna. Con un sacchetto pieno di matite, pennelli e cartelline colorate si incamminava felice per conoscere la sua nuova aula, la sua nuova maestra.
La scuola, però, era chiusa. Devastata. Al posto del bidello, un poliziotto. Sulle inferriate un avviso scarno, agghiacciante: scuola chiusa per atti vandalici. Come spiegare ad una bambina di tre anni che degli imbecilli avevano trascorso una notte intera indisturbati, distruggendo tutto, senza risparmiare i pochi pastelli e libri a disposizione delle maestre d'asilo? Come spiegarle che già due settimane prima i vandali avevano danneggiato gran parte dell'istituto, e che da allora non era stata presa nessuna misura precauzionale? Che non esiste un custode, un impianto di videosorveglianza, una ronda di vigilanza.
Semplice: non si può spiegare; una bambina, nella propria innocenza, non ritiene possibile un evento del genere in una società civile. Un atto inspiegabile ed atroce, se ai danni di bambini così piccoli. Ed allora non possiamo far altro che registrare lo sconforto delle maestre, che hanno visto andare in fumo il lavoro di settimane. Dei genitori, che non sanno quando potranno riprendere le attività. E soprattutto dei bambini, che fingono di assorbire le più disparate giustificazioni per celare quello di cui tutti ci vergogniamo.
E a cosa serve segnalare il caso, se il Comune non appronta i fondi necessari, se nulla si muove sino alla prossima devastazione? Probabilmente a niente. Forse solo a montare indignazioni della durata di alcuni minuti. Forse solo a far partorire quattro parole retoriche dal politico di turno. Ma ho bisogno di scriverlo. Ho bisogno di non restare in silenzio. Perchè il silenzio è complice della violenza.
Giuseppe Cerbone, Palermo

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