Mafia, rapporti tra le cosche di Palermo e Messina

Indaga la Dda. A fare da collegamento l'allevatore Scinardo di Capizzi, che avrebbe avuto legami col re dell'eolico Nicastri

MESSINA. La Dda di Messina sta indagando sui rapporti tra le cosche messinesi e quelle palermitane. A fare da trait d'union tra le mafie delle due province sarebbe l'allevatore Mario Giuseppe Scinardo, di Capizzi, rinviato a giudizio per mafia. Scinardo avrebbe inoltre legami economici con l'imprenditore trapanese dell'eolico di Alcamo, Vito Nicastri, a cui sono stati sequestrati beni per un miliardo e cinquecentomila euro.           
L'allevatore, secondo la Dia di Messina sarebbe il prestanome del boss di Mistrettta Sebastiano Rampulla a cui recentemente sono stati confiscati 200 milioni di euro. I legami tra Scinardo e Nicastri emergerebbero da diversi rapporti societari: ad esempio tra la Lunix dei fratelli Nicastri e la Callari srl, il cui amministratore è l'allevatore. Tra l'altro in un pizzino sequestrato al capo mandamento Palerminato di San Lorenzo Salvatore Lo Piccolo si legge: "Nicastri di Alcamo continuare con Scinardo".   

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