Sicilia, quei fondi per lo sviluppo che tornano indietro

I fondi statali (FAS) ed i fondi europei (POR) della Sicilia stanno per tornare all'ovile; dove l'ovile non è la cassa della Regione, ma piuttosto quella dello Stato. Non si tratta di un destino cinico e baro; è la conseguenza della conclamata incapacità di spesa da parte della Regione Siciliana che, al pari di molte altre regioni meridionali, chiede soldi ed il più delle volte non riesce a spendere quelli che ha. Prima di capire che cosa si prepara a fare lo Stato, un po' di cronaca può aiutare ad inquadrare meglio i nostri limiti. Nel fondo per le aree sottoutilizzate (FAS 2007-2013) le somme assegnate alla Sicilia ammontano a 4,3 miliardi di euro. Di questi soldi, tuttavia, non c'è ancora traccia tra le entrate della regione. Il governo siciliano ha quindi motivo di dolersi della palese resistenza dello Stato a trasferire le somme. Le buone ragioni della Sicilia tuttavia finiscono qui. In aggiunta ai ricordati fondi FAS, la regione infatti dispone di molte altre risorse che non riesce a spendere e che ora rischia di perdere.
La Sicilia, infatti, ha ricevuto fondi europei (POR 2007-2013) per 8,6 miliardi di euro, ma ha saputo spenderne appena 440 milioni; per di più non ha raggiunto la soglia minima di impegno ed i primi 55 milioni di fondi hanno già ripreso la via dell'Europa. Ci sono poi altri strumenti per l'intervento pubblico; si tratta dei cosidetti "accordi di programma quadro" (APQ), con un valore di 18 miliardi di euro nel periodo 2000-2006. La Sicilia è riuscita a spenderne appena il 27%. Mancano quindi all'appello i tre quarti delle risorse spendibili. Rientrano nel quadro degli «aiuti» pubblici anche quindici «contratti di programma» con una dotazione di 2,7 miliardi di euro. Ne risultano spesi soltanto 17 milioni, pari all'1,9%! Completano la gamma degli strumenti dell'intervento pubblico, alcune agevolazioni concesse alle imprese. Per il periodo 2003-2008 erano disponibili circa 7 miliardi; di questi soldi risultano erogati poco più di 3 miliardi! Insomma i numeri non lasciano dubbi. La Sicilia soffre di una grave patologia: il «mal di spesa».
Tanto più preoccupante, quando si consideri il ruolo di motore che la spesa pubblica ha nell'economia siciliana, quando si tenga conto che negli ultimi due anni il valore della ricchezza prodotta nell'Isola (PIL) è calato di ben 5 punti e quando si deve prendere atto, come si è visto, che continuano a ballare (ma non si spendono) qualche cosa come 28 miliardi di euro! Nei giorni scorsi, nell'ambito delle complesse vicende politiche nazionali, si è affacciata la questione dei cinque punti, con relativa richiesta di fiducia parlamentare. Se le cose dovessero andare nel senso sperato dal Governo di Roma, tra le altre iniziative, partirà un «nuovo» piano per il sud.
Non ne conosciamo tutti i dettagli, ma sappiamo che riguarda il completamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, la nascita della Banca per il Sud, l'istituzione delle Zone franche urbane ed il potenziamento dei mezzi per la lotta alla criminalità organizzata. Tutto abbastanza conosciuto. La novità, però, è che lo Stato ha deciso di non metterci soldi, ma di recuperare i tanti fondi assegnati alla Sicilia ed alle altre regioni meridionali, finora non spesi. Non sappiamo, a questo punto, se compiacerci del fatto che finalmente i fondi per il sud potrebbero essere spesi, o dolerci invece che alla Sicilia sta per essere sfilato un ammontare imprecisato di miliardi di euro. Qualunque sia il finale di questo brutto film, l'inadeguatezza del nostro sistema non chiede altre conferme.

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