Se la gente comune batte il fondamentalismo

Sakineh ce l'ha fatta, grazie alla mobilitazione mondiale, che è cresciuta ogni giorno di più, man mano che arrivavano le notizie sulla possibile lapidazione della donna iraniana, condannata per adulterio.
Sakineh Mohammad Ashtiani è stata accusata anche di complicità nell'omicidio del marito, ma questo presunto reato non è mai stato provato dalla magistratura.
Ovviamente le autorità di Teheran, per non riconoscere la sconfitta, hanno accusato gli Stati Uniti di aver montato il caso a scopi politici. Ma sappiamo bene che le cose sono andate diversamente.
Sono i media e lo star system che hanno alimentato la campagna di mobilitazione internazionale. Carla Bruni (che ha subìto insulti molto pesanti), ma anche numerosi intellettuali, in Francia, ma anche in Italia. ministri del governo italiano (Frattini, Carfagna, Prestigiacomo, Gelmini, Meloni) si sono esposti, per la prima volta, per salvare la vita di Sakineh.
È stata una vera, autentica, gara di solidarietà: istituzioni (come il parlamento europeo), premi Nobel, parlamentari, migliaia di sindaci e presidenti di regione e provincia.
Ma - è questo forse il dato più significativo - la gente comune (gli studenti, le casalinghe, gli impiegati, i professionisti, ecc…) che si è mobilitata attivamente, raccogliendo firme, appelli sulla rete, intasando di e-mail i computer dell'ambasciata iraniana a Roma. Lo abbiamo registrato anche nell'iniziativa di sostegno, promossa da "Zapping".
Neppure ai tempi delle campagne promosse per salvare la vita delle nigeriane Safiya e Amina e dell'iraniana Kobra abbiamo registrato una così ampia risonanza. Certo, lo spazio dato dai tg e le adesioni di nomi di star dello spettacolo, della cultura e dello sport hanno indubbiamente influito.
Credo però si debba constatare che la cultura dei diritti umani stia crescendo molto in Europa e, in particolare, nel nostro paese. Non è vero dunque che le esecuzioni capitali - in Iran e nel resto del mondo - non interessano la gente comune. Ma "fanno notizia" soprattutto le storie di uomini e donne condannati a morte che trovano gli appoggi di protagonisti del mondo del cinema, della televisione, dello sport.
E c'è da chiedersi: su una donna che ha salvato la vita grazie alle pressioni internazionali, come Sakineh, quante altre vengono lapidate, fucilate, impiccate nel silenzio?
Attualmente in Iran 13 donne sono state condannate per adulterio e attendono di essere assassinate dal lancio delle pietre (pietre "non troppo piccole, ma neanche troppo grosse", per provocare il massimo della sofferenza).
E, insieme a loro, quattro ragazzi omosessuali che rischiano l'impiccagione per la loro "diversità". E poi che cosa dire delle centinaia di ragazzi dell'Onda Verde, ancora rinchiusi (e torturati) nelle carceri iraniane dal giugno dello scorso anno?
Sono, in grande maggioranza, dissidenti, studenti che hanno partecipato alle manifestazioni contro il dispotismo di Ahmadinejad. La "partita di Teheran" è ancora tutta da giocare, anche se - con la decisione su Sakineh - le autorità islamiche hanno subìto una bruciante sconfitta.

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