Migliaccio: "Concorrenza? Non mi spaventa"

Il centrocampista rosanero inizia il suo quarto anno in Sicilia: "Avverto la fiducia dei miei compagni di squadra"

PALERMO. Il quarto anno in rosanero comincia diversamente per Giulio Migliaccio. Da centrocampista sempre in discussione, il numero 8 è partito in questa nuova stagione come uno dei pilastri della zona mediana del campo. E al centrocampista napoletano, che oggi è intervenuto in conferenza stampa a Boccadifalco, non fa paura neanche la concorrenza, rappresentata dai nuovi arrivi. «Non mi spaventa la concorrenza. Sono qui da quattro anni e poi sono sempre stato protagonista. Anche perché ho sempre avvertito fiducia di compagni e società. Detto questo, però, è umanamente impossibile pensare di giocarle tutte e quindi è importante che siano arrivati giocatori di prospettiva, ma allo stesso, secondo me, già pronti per partire da titolari».


Intanto è cominciata la settimana di allenamenti che porterà i rosa alla trasferta di Brescia. Partita che inaugurerà la novità del match a ora i pranzo, alle 12.30. Un’incognita per tutti, come spiega Migliaccio. «Da oggi la prepareremo e ci daranno informazioni sulle novità, anche alimentari, per affrontare questa partita. Ma non credo che quest’orario influirà sulla prestazione». Il centrocampista del Palermo spiega anche come cambierà quest’anno il suo ruolo, dopo l’addio al Palermo di Cavani, un attaccante moderno che aiutava i compagni nella fase di ripiegamento. «Non avendo più Cavani nella fase di difesa sarà tutto differente. Ora io e Nocerino dovremo pensare più a difendere. Ma i tre là davanti sanno che nel calcio moderno non si può giocare con tre punte che non tornano e sono intelligenti da capire che è necessario dare una mano anche dietro». Dal campionato, Migliaccio passa poi a parlare del sogno Nazionale. «Ci spero. Ma so che ci si arriva solo col lavoro e i risultati col Palermo, senza sponsorizzazioni. Lavoro anche per questo, ma non è un assillo». Infine il mediano napoletano ha detto, a distanza di alcuni mesi sulla scelta di Miccoli di restare a Palermo, dato che è stato uno dei compagni che più è stato vicino a capitano in quei giorni che hanno preceduto la decisione finale. «Lo sentivo spesso, anche perché abbiamo stesso procuratore. Sono contento per lui, perché è stato un gesto di riconoscimento verso sé stesso, la famiglia e la città di Palermo. Però in caso contrario non mi sarei permesso di giudicare, perché sono scelte personali».

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