Il “Genio” lancia i rosa: rivelazione del campionato

Corini analizza il match della prossima settimana fra Palermo e Brescia. “Difficile fare il tifo per una delle due: una la mia città l’altra ha il mio cuore”

PALERMO. Bresciano di sangue, Palermo nel cuore. Per Eugenio Corini la partita di domenica 12 tra le rondinelle e i rosanero non potrà che avere un sapore particolare. Nato a Bagnolo Mella, paesino di 12 mila anime nella provincia di Brescia, il "Genio" in Lombardia ha imparato in fretta ad essere uomo. «Piazza calda quella bresciana, a 17 anni mi son dovuto abituare alle pressioni». Mentre in Sicilia ha portato tanta della sua esperienza. «Ho vissuto 4 anni indimenticabili, Palermo è la mia città d'adozione».
Al "Rigamonti" metterà il tifo da parte lasciando la parola al campo. Ma delle "sue" due squadre parla molto volentieri. Elogia il Brescia: «Diamanti e Zebina sono due bei colpi». Lancia il Palermo come squadra rivelazione e sostiene il suo "erede" Liverani. Ascoltandolo ci si rende conto che a parlare è un allenatore. «La prima esperienza importante col Portogruaro è andata male, ora sono in attesa di una nuova avventura».

Domanda d'obbligo, per chi tiferà domenica capitan Corini?
«Sarà dura tenere per una delle due squadre. Brescia è la mia città, ma Palermo rappresenta una parte importante della mia vita. Mi sento molto legato alla vostra terra e ci torno spesso anche perché la mia compagna è palermitana. Quindi mi siederò e lascerò che sia il campo a determinare la migliore».

Il Brescia e il Palermo affrontano il campionato con obiettivi diversi, come giudichi le due squadre?
«I rosa saranno la rivelazione del campionato. Hanno perso Cavani che tatticamente aveva un ruolo importante, quello di tenere la squadra compatta e liberare Pastore. Però hanno tenuto sia l'argentino che Hernandez: due fenomeni. L'uruguaiano poi è un vero fuoriclasse. In più hanno preso diversi giovani di grande futuro, si vede che è una squadra costruita per un progetto serio. Il Brescia invece ha fatto due colpi importanti prendendo Diamanti e Zebina. Se si inseriscono bene nell'ossatura della squadra che lo scorso anno ha vinto il campionato di B si dovrebbe riuscire a raggiungere la salvezza con tranquillità. Non dimentichiamo che in attacco ci sono Possanzini e Caracciolo, due che i gol sanno farli».

Perché secondo te l'"Airone" a Palermo non ha spiccato il volo?
«Ha sofferto l'eredità di Toni. Ha sentito il peso delle responsabilità e ne è rimasto schiacciato. Mentre a Brescia ha trovato un ambiente a lui più congeniale e si è ritrovato dimostrando tutto il suo valore. Nelle due stagioni a Palermo doveva crescere in personalità».

Personalità che non manca certo al tuo "erede" Liverani, eppure a volte si sente qualche fischio dagli spalti…
«Fabio è un giocatore straordinario. Quando in campo non c'è si sente, è difficile trovare un giocatore simile e bisogna tenerselo stretto. Dopo i trent’anni devi sempre dare il doppio per evitare che di dicano che sei vecchio».

Per questo non ti sei mai risparmiato…
«A Palermo ho dato sempre tutto me stesso, sono stati 4 anni straordinari. Non potrò mai dimenticare la manifestazione che i tifosi hanno organizzato per me davanti al Barbera quando decisi di andare via».

Hai una "fotografia" di questi quattro anni che ricordi particolarmente?
«Più che una foto diciamo che questi anni per me sono un video unico, ma se proprio devo scegliere (ride) allora ti dico il gol all'Inter su punizione (stagione 2005/06, 3-2 per il Palermo, ndr)».

Da allenatore in campo ad allenatore vero e proprio, la prima esperienza però non è andata come ti auguravi, cos'è successo?
«A luglio ho accettato l'offerta del Portogruaro, neopromosso in B, con molto entusiasmo. Poi però non sono stato in sintonia con le scelte della società riguardo al mercato. Così ho deciso di lasciare. È stata una scelta difficile perché sapevo che a quel punto non avrei trovato un'altra panchina. Ma io voglio fare l'allenatore e sono pronto ad aspettare».

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