Medicina, l'ora dei test: ma la formula è da cambiare

Giovedì la prova di ammissione. Parteciperanno 2.358 ragazzi cercheranno di conquistare uno dei 380 posti disponibili tra il capoluogo e Caltanissetta

Giovedì si svolgeranno a Palermo i test di ammissione a Medicina: 2.358 ragazzi cercheranno di conquistare uno dei 380 posti a concorso disponibili tra Palermo e Caltanissetta. Per tutti i corsi magistrali e le 8 professioni sanitarie, nei prossimi giorni, i giovani concorrenti sono in totale 6.468. In tutta Italia gli aspiranti all'arte di Ippocrate ammontano a 90.000: solo 1 su 10 riuscirà a conquistare l'agognato traguardo. Un'avventura. Una carneficina accademica.
Domenica il Corriere della Sera, in prima pagina su più colonne, presentava un articolo sull'argomento con questo titolo: "Università, rivolta contro i test. Rettori e professori: non servono per selezionare i medici migliori". Riportando pareri di rettori, presidi, presidenti di corso di laurea, professori.
Finalmente. La questione assume una rilevanza nazionale. Registriamo con soddisfazione che le nostre periodiche critiche, pubblicate su questo giornale - 4 maggio 2002, 20 settembre 2004, 4 settembre 2005 e 14 settembre 2008 - hanno centrato il bersaglio. La prova di ammissione, come in atto congegnata, raramente premia i migliori. Meritocrazia e talenti spesso vengono falcidiati. La formula è da cambiare.
John Locke, il grande filosofo inglese dell'empirismo, diceva che gli uomini spesso sono costretti a scegliere nel "crepuscolo delle probabilità". Affermazione, questa, che è vera e attuale per gli studi universitari di biomedicina, odontoiatria, professioni sanitarie.
I test furono importati in Italia, negli anni '50 del secolo scorso, dagli Stati Uniti, ove l'esercito impiegava largamente tale tipo di selezione. L'idea sottesa era di eliminare l'arbitrio, con l'illusione dell'uguaglianza tra tutti i giovani, a prescindere dalla classe sociale. Di fatto i test degradano spesso a quiz e a una specie di enalotto, per il loro carattere nozionistico, aleatorio e bislacco che si dimostra non efficiente ed equo. L'attuale metodologia di selezione appare come strumento per liberarsi di masse ingovernabili di candidati, a causa della incapacità del sistema degli atenei di combinare insieme scuole di eccellenza e livelli di formazione di massa. Con la conseguenza di diffusi sentimenti di delusione e ingiustizia.
Domani i 90 mila aspiranti dottori si troveranno davanti a una sequenza di 80 domande multiple: la metà di logica e cultura generale, 18 di biologia, 11 di chimica e 11 di fisica e matematica. "Intervenendo alla conferenza di pace di Parigi del 1946, quale dei seguenti personaggi ricostruiva il percorso dell'Italia antifascista?: Einaudi, De Gasperi, Badoglio, De Nicola, Parri". "Abbinate le seguenti cinque opere (Il contratto sociale; Per la pace perpetua; Il principe; La peste; Fahrenheit 451) con gli autori elencati: Camus, Kant, Bradbury, Machiavelli, Rousseau". "Tra i seguenti scrittori italiani chi non ha scritto un libro di memorie o un diario?: Pavese, Goldoni, Verga, Casanova, Alfieri".
Il lettore penserà certamente che i suddetti tre quesiti siano stati formulati in occasione della trasmissione televisiva "Scommettiamo che?" o in altro format d'intrattenimento condotto da Amadeus, Gerry Scotti o Papi. Si tratta invece di quiz - elaborati dal ministero per tutti gli atenei d'Italia - e presentati negli anni scorsi. Oggi, per ammissione generale, la gran parte di docenti, primari e autorevoli clinici non sarebbero in grado di superare una selezione di questo tipo.
Non esito ad affermare e ribadire che, quasi sempre, i test equivalgono ad un sorteggio, inadatti a dare un giudizio su un candidato a un corso universitario di studi biomedici. Si delinea il prevalere di una cultura concepita come cumulo di nozioni, di dati e date, scelti da esperti i quali appaiono come sommozzatori di archivi. Si realizza una selezione ma non una valutazione adeguata alle finalità, con una decimazione che può colpire speranze e intelligenze. Purtroppo questa modalità si è estesa progressivamente alle scuole di specializzazione, alle lauree delle professioni sanitarie, all'abilitazione all'esercizio professionale.
L'Università di California - con il suo prestigio, i suoi 9 decantati campus e la massa di 150.000 studenti - ritiene diseducativo e incongruo che lo studente debba sottoporsi a un bombardamento di quiz: Harvard e Berkeley affermano che bisogna ritornare a riscoprire il valore dei contenuti.
Siamo consapevoli che è necessaria una programmazione sul fabbisogno dei medici, anche per adeguarci a un rapporto medici-popolazione equipollente alla media europea. In Inghilterra il prerequisito è il voto finale conseguito alle superiori, con particolare riferimento a biologia, chimica, matematica. In Spagna il voto di diploma può valere sino a metà del punteggio totale. In Francia non esiste test di ingresso: primo anno aperto a tutti, senza numero chiuso; forte filtro selettivo dopo il primo o secondo anno, con sbarramento definitivo basato su: capacità degli studenti; attitudine alle materie di base; valutazione integrata con le risultanze del curriculum preuniversitario e dell'esame di maturità; infine un severo esame di Stato, da effettuare in collaborazione con gli Ordini dei Medici.
Il tema dei meccanismi d'accesso e del percorso per conseguire il titolo di medico è fondamentale e non può prescindere anche da test psicoattitudinali e colloqui per valutare le motivazioni che spingono un giovane ad indossare il camice bianco. C'è in giuoco la medicina futura e il tipo di dottore che nei prossimi anni presterà assistenza a tutti noi, giovani e anziani. In buona sostanza si decide la salute della nostra gente. La complessa problematica va affrontata con premura. Urgono provvedimenti rigorosi, credibili, innovativi. In caso contrario Renzo Arbore, il popolare e simpatico artista, diverrebbe anche profeta, ricordando la sua famosa canzone "L'Italia è tutta un quiz", motivo conduttore dell'antica trasmissione televisiva "Indietro Tutta".

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