Messina, medici litigano in sala parto: madre e figlio gravi

Il diverbio sarebbe scaturito per gelosie professionali. Il bambino ha avuto due arresti cardiaci e danni cerebrali. Sospesi i dottori e aperta un'inchiesta della Procura, l'ira del ministro Fazio

MESSINA. La sala parto trasformata in un ring, con vetri in frantumi e la puerpera che finisce in prognosi riservata, come il suo bimbo, venuto alla luce con danni cerebrali e dopo due arresti cardiaci, mentre i carabinieri allontanavano dal reparto due medici litigiosi, con un rapporto personale difficile alle spalle, venuti alle mani per dissidi sull'opportunità di fare il taglio cesareo.    L'incredibile e drammatica storia, al vaglio della Procura di Messina, che ha aperto un'inchiesta coordinata dal pm Francesca Rende la quale ha già ascoltato alcuni testimoni, è avvenuta nel reparto di ostetricia e ginecologia del Policlinico, dove la direzione sanitaria ha avviato un'indagine interna per fare chiarezza sull'episodio. I due medici sono stati sospesi dal primario del reparto, Domenico Granese, che tuttavia esclude un nesso tra la lite e la situazione clinica di madre e figlio. Ma anche il ministro per la Salute, Ferruccio Fazio, che ha bollato come "intollerabile" la vicenda, vuole vederci chiaro e ha già "attivato gli ispettori".


Secondo Fazio, tra l'altro, il caso è spia di un problema più ampio che riguarda quelle Regioni in cui "c'é un lassismo della sanita", le stesse, "combinazione, in cui la sanità costa di più ".    Il marito della donna, Matteo Molonia, investigatore privato di 37 anni che ha presentato denuncia ai carabinieri, ha molti dubbi e vuole risposte: "Quando è giunta in ospedale mia moglie stava bene, i tracciati erano regolari. La lite tra i due medici ha ritardato l'intervento con gravi conseguenze per lei e mio foglio".     La donna, Laura Salpietro, di 30 anni, alla sua prima gravidanza, è stata ricoverata in ospedale mercoledì e il giorno dopo è entrata in sala parto. "Erano le 7.40 - racconta il marito, originario di Genova - Mia moglie era già in sala parto quando il suo ginecologo e un altro medico hanno cominciato a litigare sull'opportunità di fare o meno il taglio cesareo e su chi l'avrebbe dovuto fare". Secondo l'uomo "soltanto verso le 9 mia moglie è stata operata". Dunque, si chiede, "c'é un buco di oltre un'ora e mezzo, qualcuno mi deve spiegare cosa è successo". A verbale, i carabinieri hanno scritto che dopo un acceso diverbio, i due camici bianchi sarebbero passati alle mani: uno dei due avrebbe preso il collega per il collo, sbattendolo al muro; l'altro avrebbe reagito dando un pugno a una vetrata, andata in frantumi, e riportando ferite alla mano. Tutto questo davanti ad altro personale sanitario e alla donna incinta. I due sono stati allontanati, la paziente è stata quindi operata da un'altra equipe; dopo l'intervento la donna ha avuto una emorragia e i medici hanno dovuto asportarle l'utero. Ancora più gravi le conseguenze per il bimbo, che ha avuto due arresti cardiaci e danni celebrali.    "Quando mi hanno chiesto l'autorizzazione per l'asportazione dell'utero di mia moglie e ho visto mio figlio cianotico - sottolinea Matteo Molonia - ho capito che era successo qualcosa di molto grave. Ho telefonato ai carabinieri chiedendogli subito di intervenire, altrimenti avrei commesso un duplice omicidio. Voglio giustizia e mi batterò per averla".   


Sarà la direzione sanitaria a stabilire, dopo l'indagine interna, quando i due medici potranno rientrare in servizio. "Quello che hanno fatto è grave - spiega il direttore del reparto di ginecologia del Policlinico - ma ci tengo a precisare che la donna è stata male non per la lite o per un eventuale ritardo negli interventi da parte dei medici". "Tutto si è svolto regolarmente - assicura Granese - Non c'é alcun rapporto tra la lite e le complicazioni della donna, che sono sorte a prescindere da quello che è accaduto".    Intanto il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari, Leoluca Orlando, ha richiesto di relazione all'Assessore alla Sanità della Regione Sicilia, Massimo Russo. "Chiederemo altresì - ha aggiunto - un immediato ed esemplare intervento sanzionatorio e cautelare a carico dei responsabili, qualora venisse confermato quanto denunciato dal marito della donna". Cittadinanzattiva-Tribunale diritti del malato sollecita "l'immediato trasferimento" dei medici al centro del gravissimo episodio "anche se non ci fossero responsabilità penali" e Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Pd invita a non lasciare "alcuno spazio per l'impunità". "Bisogna fare giustizia non solo per la paziente e suo figlio, ma - dice - per tutti i siciliani".

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