Tunisino morto dopo il rogo a Palermo: trovate tracce di liquido infiammabile

Gli investigatori privilegiano la pista dolosa come causa dell'incendio della palazzina del centro storico. La polizia scava nel passato della vittima

PALERMO. L'ipotesi dolosa è quella privilegiata dagli inquirenti che indagano sull'incendio che la notte scorsa ha provocato a Palermo la morte di un immigrato tunisino, Oussema Jelassi, di 26 anni. Una giovane eritrea che dormiva con la vittima,  Woldu Mulmwongel, 24 anni, è rimasta intossicata dal fumo ed è attualmente ricoverata all'ospedale Civico. Le sue condizioni non sono gravi.    
Il rogo è divampato al piano terra di un edificio semi abbandonato di tre piani, in via Parrocchia dei Tartari, nel centro storico della città. I vigili del fuoco, che hanno compiuto i primi rilievi, avrebbero trovato tracce di liquido infiammabile sul portone d'ingresso che era parzialmente ostruito dal rottame in plastica di un vecchio condizionatore d'aria. Questa circostanza sembrerebbe avvalorare l'ipotesi di un atto doloso, anche se gli accertamenti non sono ancora stati ultimati.   
La polizia, intanto, sta scavando sul passato della vittima, che lavorava in una taverna della stessa strada insieme al fratello. Oussema Jellasi, che da due anni si era trasferito a Palermo ed era in attesa di un permesso di soggiorno, era stato anche arrestato per detenzione di stupefacenti. Secondo gli investigatori, che hanno ascoltato le testimonianze del fratello e di alcuni vicini di casa, l'extracomunitario avrebbe avuto anche una vita privata turbolenta.  

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