Più attenzione alla riforma del diritto del lavoro

Lo stabilimento Fiat di Melfi si è trasformato ieri in una sorta di grand hotel: gente che va e gente che viene. I tre dipendenti reintegrati dal pretore dopo il licenziamento, sono rimasti in fabbrica pochi minuti. Poi sono usciti. Si erano presentati con la scorta di un ufficiale giudiziario e di un avvocato che certamente non sono la compagnia migliore per un dipendente che va al lavoro. Gli uomini della sorveglianza hanno consegnato loro i tesserini magnetici accompagnati dalle istruzioni per la giornata. Non dovevano più presentarsi alla catena di montaggio ma trovare ospitalità nella saletta destinata alle rappresentanze sindacali. Scelta non contestabile.
Sia perché i tre licenziati sono delegati della Fiom. Sia perché l'azienda non ha l'obbligo di rimetterli nelle posizioni che occupavano in precedenza. È chiaro, infatti, che il rapporto di fiducia si è incrinato. Il giudice ha ordinato il reinserimento. Difficile, però, che possa imporre alla Fiat la posizione in cui collocarli. Sarebbe davvero un comportamento troppo dirigistico. Già così è difficile fare impresa in Italia. Ci manca solo che un magistrato decida il posto da assegnare ai dipendenti.
Da questo punto di vista la posizione della Fiat appare corretta. Ha riammesso in fabbrica i tre dipendenti sospettati di sabotaggio. Ovviamente pagherà lo stipendio. Abbastanza normale però che li metta in una posizione defilata. Non può correre il rischio che ci siano altri ostacoli alla produzione.
A questo punto la palla passa al sindacato. La Fiom ha fatto una difesa blindata dei tre operai. In altri tempi i capi della Cgil avrebbero aperto un tavolo di confronto. Avrebbero cercato una soluzione per salvare fabbriche e posti di lavoro. Già oggi, ha certificato Mediobanca, più della metà dei dipendenti delle multinazionali italiane ha sede all'estero. Per fermare la deriva sarebbe necessario un forte aumento della produttività nelle fabbriche italiane. Solo così potrebbe essere sanata la differenza con i paesi che hanno operai low-cost. Un sindacato responsabile dovrebbe ragionare di queste cose. E non solo il sindacato però.
Dispiace infatti che il governo non se ne occupi. È stato eletto da una maggioranza di centrodestra. Ha in corso una difficile verifica del programma incardinato su cinque punti. Dispiace molto che non ci sia minima attenzione alla riforma del diritto del lavoro. A cominciare dalla fluidificazione del mercato per rendere meno rigide le norme sui licenziamenti. Solo meccanismi flessibili rendono possibili nuove assunzioni.
fondi@gds.it

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