Sicilia, Politica

Lombardo, nuovo vertice col Pd

Il governatore incontra Genovese e torna a trattare per la creazione di una nuova maggioranza. Confermato il sostegno alla giunta sulle riforme, dubbi sulla possibilità di un rimpasto a settembre

PALERMO. Finita la pausa di ferragosto, Raffaele Lombardo è tornato a tessere la tela di una nuova maggioranza. Ieri nella sede catanese della presidenza della Regione è arrivato Francantonio Genovese, leader dell’area Innovazioni del Pd (gli ex margheritini). Sul tappeto il governatore ha messo ancora una volta la proposta di un governo formato interamente da tecnici. Genovese ha confermato il sostegno alla giunta sulle riforme ma è rimasto più cauto sulla possibilità di varare davvero un rimpasto a settembre.
Lombardo ha prospettato uno scenario che vedrebbe anche la possibilità di assegnare l’indicazione di un tecnico a una parte dell’Udc: l’area che si muove fra il messinese Giampiero D’Alia e Calogero Mannino. Non sarebbe in questa chiave un ingresso ufficiale in giunta ma permetterebbe di allargare la maggioranza e coprire l’eventuale dietrofront di Miccichè, che non ha alcuna intenzione di accettare il ritiro dei suoi due assessori politici per far spazio ad altrettanti tecnici. In casa Mpa si calcola che l’ipotesi di un nuovo gruppo autonomo dei finiani (6 deputati) possa indebolire Miccichè che resterebbe con nove uomini, alcuni dei quali comunque vicini a Lombardo. Anche se il trapanese Toni Scilla, uno dei sei finiani del Pdl Sicilia, ha già annunciato che non entrerebbe nella nuova formazione autonoma: «Condivido il percorso di Miccichè». A questo punto gli stessi finiani potrebbero indebolirsi e non legittimare più i due assessori attuali, forti solo di un gruppo di 5 deputati.
Un rompicapo che permette a Lombardo di tenere tutti sulla corda in attesa che il quadro romano sia delineato. Non è un caso che il rapporto fra Lombardo e l’Udc sia stato ad elastico per tutta l’estate.
Ieri Lombardo, dopo aver incontrato Genovese, ha riunito l’Mpa a Catania, altro segnale di un grande fermento della situazione. Per il prosieguo della legislatura resta fondamentale però il rapporto col Pd, come dimostra l’incontro di ieri con Genovese. L’area Innovazioni però ha posto dei paletti a Lombardo. Li sintetizza il senatore Nino Papania: «L’idea di un governo di tecnici non ci appassiona. Altra cosa sarebbe la creazione di un’alleanza politica che unisca il fronte critico verso Berlusconi. Se così non potrà essere, allora è meglio pensare alle riforme e alle emergenze. Limitandosi al massimo a qualche aggiustamento alla squadra».

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