Latitante catanese preso a Panama

Catturato Roberto Maria Midolo, 50 anni. Era ricercato per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro

TREVISO. E' stato arrestato a Panama il latitante catanese Roberto Maria Midolo, 50 anni, colpito da un mandato di cattura internazionale emesso dalla procura di Firenze per associazione per delinquere finalizzato al riciclaggio di denaro.   
L'uomo è stato individuato nel Paese centroamericano grazie alla squadra mobile di Treviso che si era imbattuta nel suo nome nell'ambito di un indagine di tutt'altra natura.     
Midolo è stato così pedinato sotto il coordinamento informativo della Mobile trevigiana e il supporto operativo dello Sco di Roma e dell'Interpool e infine bloccato dalla polizia panamense mentre era in procinto di lasciare il Paese. Nei confronti di Midolo nel 1994 la procura distrettuale antimafia di Firenze aveva emesso un provvedimento restrittivo che aveva riguardato anche gli imprenditore orafi aretini Luciano e Francesco Pataro e il siriano Salim Mordoc (tutt'ora latitante), oltre a sei avvisi di garanzia a funzionari di banca vicentini e fiorentini.     
L'inchiesta toscana era stata supportata dalle dichiarazioni dell'ex cassiere del trafficante di droga colombiano Pablo Escobar, Gustavo Delgado Upegui, uno dei più importanti riciclatori di denaro sporco arrestato a Vicenza, alla locale fiera orafa, dopo 14 anni di caccia da parte della Dea statunitense. Delgado, che dopo la morte di Escobar era passato a servire il cartello vincente di Calì, gestiva operazioni internazionali di riciclaggio per migliaia di miliardi di dollari anche attraverso il commercio di oro tra la Colombia, Panama e la Toscana. Dal Centroamerica, aveva accertato la distrettuale antimafia fiorentina, erano arrivati a due banche di Arezzo 300 miliardi di dollari per l'acquisto di due tonnellate di oro. E proprio seguendo le tracce del prezioso metallo la Dea americana aveva individuato Delgado dopo aver scoperto, tra l'altro, un accredito sospetto di 50 mila dollari inviati da una banca di Atlanta a una di Arezzo, denaro che sarebbe servito per l'acquisto di oro, da perfezionarsi alla fiera vicentina dove Delgado è stato ammanettato.

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