Come portare più Sicilia in Europa

Io ho un'idea di come portare più Sicilia in Europa e più Europa in Sicilia. Dobbiamo evitare la polverizzazione delle risorse straordinarie. E dobbiamo convincere tutti i soggetti politici, istituzionali e sociali, in occasione della rimodulazione dei programmi dell'UE, a concentrare le risorse straordinarie disponibili per attuare una vera politica unitaria di investimenti su obiettivi realmente strategici per innescare meccanismi di produttività.
Le risorse straordinarie dell'UE vanno concentrate sul potenziamento delle infrastrutture e delle PMI Siciliane dando il via ad una vera stagione delle riforme. I DDL sulle ASI e sul commercio, esitati di recente dal Governo, sono l'avvio di un processo a sostegno delle attività produttive della Sicilia.
I dati confermano la necessità che le scelte di programmazione del Governo regionale attribuiscano una significativa priorità alla realizzazione di reti infrastrutturali. Ferrovie, autostrade, strade, porti, logistica, reti idriche, elettriche, banda larga: sono interventi necessari per ridurre il divario con il resto del Paese ma anche x far crescere lo sviluppo.
La Sicilia ha l'esigenza, come area debole del paese, di una politica industriale più incisiva che sia in grado di favorire un progressivo mutamento del mix produttivo, che veda accrescere la presenza di comparti ad alto tasso di innovazione e a più alta produttività relativa. All'interno di tale orientamento certamente anche il turismo può assumere un ruolo importante, ma non centrale perché nella realtà siciliana lo sviluppo turistico interessa invece piccole porzioni del territorio. Per produrre valore aggiunto occorre affrontare complessi problemi che riguardano l'intera gamma dei servizi utili al territorio, come il potenziamento della rete ferroviaria.
Le nostre ferrovie risalgono al 1800 e furono create per collegare le realtà produttive legate alle miniere di sale e di zolfo, con i nodi principali siciliani Palermo, Catania e Messina. Per una miopia politica della classe dirigente della regione molte linee sono state dismesse e smantellate tra gli anni '60 e il 1990 perché poco competitive e costose. Io sostengo con forza e da anni il potenziamento delle infrastrutture e dei servizi ferroviari perché costituisce una importante priorità programmatica: collegare i 9 capoluoghi di provincia con treni a media capacità, 200 Km ora, diventa strategico per lo sviluppo della regione perché renderebbe praticabile la integrazione delle maggiori realtà produttive con i sistemi portuali logistici e aereoportuali; unire le più importanti località turistiche e le università. Questo progetto deve diventare un caposaldo fondamentale dell'aggiornamento del Piano Regionale dei Trasporti.
E' inoltre necessario: una nuova politica delle infrastrutture e dei trasporti; indirizzare gli investimenti pubblico-privati per realizzare e rafforzare filiere produttive; un apparato amministrativo efficiente e migliore qualitativamente; controllo affidabile del territorio, dei servizi pubblici; modernizzazione dell'impresa e del mercato dei capitali; collegare ricerca e innovazione alla produzione; fiscalità di vantaggio e credito d'imposta.
*Assessore regionale alle Attività Produttive

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